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martedì 10 marzo 2015

MASQUERADE

Il folle ha perduto tutto, tranne la ragione.

Pauwels & Bergier

Quando parlo (pessima abitudine, lo so) la maggior parte delle persone non capisce quello che dico e subito mi contesta senza che io abbia finito, oppure sorride e mi trova simpatico quando si voleva sortire l'effetto opposto, e anche se questo fa di me l'uomo più nervoso del mondo per lo spazio-tempo di una sera, confesso che il problema è solo mio, che mi disaffeziono alla parola giorno dopo giorno e a tutti i significati che alla parola vengono dati. Più volentieri mi affido al significante, dato che ormai ritrovo nella forma i contenuti che mancano al significato. Indosso una maschera. 
Come faccio a spiegare Masquerade, e poi devo farlo davvero? O forse è Masquerade che spiega tutto, l'azione e l'inazione, l'impossibile confronto coi sedicenti esperti del settore e il corteggiamento dei folli, in'equazione perfetta che esclude la soddisfazione a favore di una guerriglia intellettuale in cui perdono tutti? Il wendigo rappresenta il bisogno cannibale di annullare il proprio nemico.
maschera di David Chance Fragale - photo: DCF-Sonia Secchi
Le maschere che io e Sonia, e Dario, ed Ela, e forse qualcun altro abbiamo fabbricato non si sono forse nutrite di un'idea che ha alimentato il processo di fabbricazione? Facile, direte, da sempre si fa così, da sempre la committenza sprona al lavoro e stimola la creatività. Eppure mi interessa meno la chiacchiera che ne consegue,  addirittura il disallestimento di un'esposizione è meglio del circo intellettuale attorno ad essa, un salotto vuoto. La maschera del boia non ha buchi per occhi nè per il naso o per la bocca, è un desiderio di isolamento.
maschera di Dario Balletta - photo: DCF-Sonia Secchi
Si può chiudere uno spazio e lasciare che le cose dentro parlino tra loro (come probabilmente sta accadendo)? E non ha più senso questo della farsa del mercato, non ha più senso lasciare brillare di luce un sovrano di Oz nei sotterranei del suo castello mentre al di sopra si fa scempio delle libagioni? Alle creazioni dell'uomo e della donna forse interessa molto di più il paradosso di Schrodinger, in cui è l'osservatore a determinare la vita o la morte dell'opera, ma ammettiamolo, a che serve? essa è sempre lì, che guarda dritto senza occhi di cui non ha bisogno.

ALDO, videoinstallazione di Rocio Perez Vallejo
L'arte-scienza, l'arte-passione, l'arte-imbroglio, l'arte-net, la maschera riassume tutto, sia essa di cartapesta o uno sviluppo di luci e colori, perché la maschera resta se stessa in quanto significante privilegiato, indifferente al significato - l'uomo - che la indossa. E' il riflesso perfetto quando ci si dimentica che esiste un oggetto detto specchio (e infatti sopravvive proprio presso le culture che non hanno o non subiscono tale lusso). Con la maschera puoi corteggiare il modello di Pickman e farti sentire da forze superiori, che non hanno bisogno di portafogli per avere la tua attenzione.
Tutti i parassiti di Shaggai indossano la maschera, di Richard Upton Pickman, dalla collezione privata della Specie di Spazio
 Indossare la maschera, ovvero percorrere quella distanza che separa noi dal raggiungimento della visione di sé, che in questo caso è un vuoto concavo in cui si affossano i lineamenti che siamo soliti guardare da un'altra angolazione. Spiare il mondo attraverso la maschera induce a pensare alla faccia e al corpo che adoperiamo, la maschera è trina come la donna che fiorisce e invecchia e non è più, non sarà mai più Biancaneve.
Non puoi essere Biancaneve, di Ela Grande
 La maschera è quando non ti arrendi e metti insieme dei materiali che apparentemente non staranno mai insieme, e a un tratto guardi nell'occhio di una cosa-rettile che prima non c'era, hai dimenticato a cosa serve, adesso c'è, è lì.
ELF, di Sonia Secchi
Allora finalmente tutto quello che ti sembrava lontano diventa vicino, ti accorgi che nel silenzio c'è tutto il rumore che ti serve, che puoi ancora iscriverti a un ordine segreto se sai come annodare i lacci del tuo nuovo volto, e allora le stelle nel loro corso combatteranno per l'uomo giusto, come dice la leggenda cinese. E potrai essere gatto, sfinge, corteccia, e potrai essere tu la cosa appesa al chiodo mentre la cosa appesa al chiodo volteggia via in barba al paradosso di Schrodinger, e ci sarà una risposta simmetrica a ogni cosa, all'amore e all'irriconoscenza, all'ambizione e all'umiltà, e tutto avrò corrispondenza nel tutto, e ci sarà gemellaggio fra la grande impossibile e verissima faccia di Marte e una delle innumerevoli e verissime facce di cazzo della mia città.


David Chance Fragale

La modella e il pittore, di Dicre
LACRIMOSA, di Rocio Perez Vallejo
 
maschera di Matteo Favelli

Davide Barboglio

Matteo Filannino

Simona Florindi

David Chance Fragale


Francesca Dalla Benetta
Alessia Degani, MAIKARMA
Andrea Simeoni
Qui sotto, il videoreport della serata di inaugurazione:

lunedì 11 novembre 2013

FRA LUCCIOLE, ALBERI, COLORI E RE DEI BOSCHI

Fortunatamente, non tutte le collaborazioni riescono male. E così, dopo esserci presi il tempo dovuto, montato varie versioni del video (e questa non è la definitiva) e constatato che poco s'era detto sul web in merito al RE DEI BOSCHI ad Agropolis, abbiamo voluto riparlarne come già avevamo fatto su facebook, anche per ringraziare quelli che ci hanno aiutato a mettere su questo momento poetico, semplice ed emozionante. Per chi non conoscesse Lapisvedese, vi rimando a questo post. L'importante è sapere che sono stati i curatori di questa pubblicazione indipendente a volere il nostro appoggio e quello dell'associazione Winter Beach, per un evento che servisse a promuoverli e promuovere il duetto del RE DEI BOSCHI, composto da Stefano Scrima e Jacopo Bodini. 

 Così, io e Federico Fronterrè, coadiuvati da un nutrito gruppo di anime belle, abbiamo addobbato, reinventato, improvvisato una specie di spazio artistico tra le fronde degli alberi, nell'erba, nello stagno, fra le soste e i cammini, nel boschetto antistante la Cascina Marasco a Cavatigozzi, sede della cooperativa sociale Agropolis. Ringrazio le anime belle: Anna Cigoli, Alessia Degani, Isidoro Gandaglia, Erica Lanzoni, Andrea Parisi, Sonia Secchi e Serena Solitario, che con la loro attiva presenza, con l'affetto, l'estemporaneo estro, hanno contribuito a creare un momento che per me è stato magico, e si cerca di accennarlo in questo video - un videoreport, sia beninteso, a cui un domani si spera di fare seguire, se la pulizia dell'audio e altre sottigliezze feroci lo consentono, una specie di versione estesa, che sia per Stefano e Jacopo un valido aiuto per esportare il loro umore musicale. Ai ragazzi di Lapisvedese invece faccio i miei migliori auguri per la loro rivista, che quando mi capita fra le mani leggo sempre con attenzione e interesse, e sottolineo che aspetto ancora il pacchetto di sigarette promesso e una cassa di birra per lo staff della Specie di Spazio. Le carote ve le lasciamo.  
DCF


Se ancora non foste stufi del RE DEI BOSCHI, eccovi l'easter egg di questo post, un videoclip un pò più vecchiotto, girato e montato da Federico Fronterrè:

lunedì 24 giugno 2013

TEMPO DI CHIUDERE

Il video qui sopra è stato realizzato quando eravamo ben consci che presto anche la sede di Una Specie di Spazio si sarebbe unita alla triste schiera di locali sfitti,da ridestinare, forse diventare un prolungato raccoglitore di polvere e di ragnatele, ma di fronte all'ineluttabile abbiamo voluto ricordare quanto colore, quanta musica, abbiamo accumulato all'interno di un luogo le cui dimensioni sembravano spesso mutevoli, talvolta piccolo, la maggior parte più grande di quello che era in realtà, come se quello che ci mettevamo al suo interno potesse bucare lo spazio, gonfiarlo e farlo dilatare. Non sarà più così.


Quando sei costretto a vedere questo cartello affisso alla saracinesca, capisci che è arrivato il momento di fare il punto della situazione. E non senza una marea di considerazioni oggettive e altre personali.
UNA SPECIE DI SPAZIO, prima di tutto è stato un esperimento; ovvero, un tentativo di affrancarsi dal sistema delle gallerie e della critica, la necessità di addossarsi le responsabilità verso ciò che ci piace e vorremmo vedere, sentire - come per il precedente SpazioWunderkammer, una sorta di provocazione e di invito ad aprire altri spazi all'interno della città, cosa che poi in parte è successa. Non vivendo di una definizione precisa (spazio polivalente, galleria, oggetto d'arte, vetrina, luogo di incontri e scontri, tesseract emotivo e chi più ne ha più ne metta) e non essendo noi un'associazione culturale basata sulle convenzioni del genere, era inevitabile che il progetto "fisico" di Una Specie di Spazio dovesse conoscere una data ultima. Però concorrono sicuramente altri fattori, e qui chiamo in causa l'emotività per meglio esprimere quanto penso. Il sostegno è fondamentale, soprattutto quando quello che fai non ha scopo di lucro, ma vive di passione e soprattutto di ricerca; allora bisogna che tempo ed energie siano ben spesi, cosa impossibile quando la tua associazione viene precettata in progetti che sono come galline dalla testa mozzata, cioè vivono e corrono di qua e di là ma non hanno vita; lo stesso dicasi per chi espone buone idee, ti coinvolge nella realizzazione di momenti creativi e infine sparisce verso altri lidi dopo avere sfruttato quanto gli poteva essere dato - non è una novità, sia chiaro, la maggior parte della gente segue il proprio tornaconto, la cosa più triste è dover annoverare fra questi traditori anche persone che ritenevo amiche. Io sono fatto così, vivo nella confusione, e del domani so ben poco, non mi occupo di politica e non credo che risolva nulla parlarne, chi ne parla fa l'impegnato sociale e poi va a votare nuovamente quelli che hanno distrutto un paese - c'è stato un atteggiamento politico nella Specie di Spazio? ovviamente, ma spero si intuisca nel significato più vero del termine. Poi c'è l'amore: l'amore verso gli altri e le loro idee, l'amore verso se stessi e il mettersi alla prova, e l'amore verso l'espressività in genere, senza la quale ben poco si potrebbe fare per non soccombere all'omologazione finale e alla disempatia.
E' un fatto contestuale, in fondo. Ogni luogo vive di regole proprie, e così la città di Cremona, non differente da altre, dove si alternano gradevoli momenti di fervore a lunghi periodi di stasi, dove il colore di una giunta, le velleità dittatoriali di un professorucolo, il sempiterno aperitivo al sempiterno localino, le grandi bugie bianche che devono rendere bellissimo il quotidiano, lottano con la necessità di vedere e di fare, di colloquiare nei silenzi fregandosene della dialettica fine a se stessa, con il bisogno di fare ricerca e di aiutare chi lo merita, di scoprire che c'è uno spirito nelle cose, un genius loci, e che per mantenersi puri è necessario sottrarsi a quello che ti fa perdere tempo.
Ecco, lo spazio di Una Specie di Spazio cominciava a farci perdere tempo. Anche la città comincia a farci perdere tempo. E così le persone. Triste ed opinabile, è vero, ma quano non è il tuo lavoro quello di sopportare le idiosincrasie altrui, allora meglio smettere. 
Ovviamente l'associazione non chiude, non può, anche perchè le persone non chiudono. Ci sono un mucchio di cose che si possono fare senza una sede, anche negli inverni freddi, per quanto sia più difficile farle, e altre le faremo a brevissimo. Come il nostro nume tutelare Perec diceva "metto un quadro su un muro. Poi dimentico che c’è un muro. Non so più che cosa c’è dietro il muro, non so più che c’è un muro, non so più che questo muro è un muro, non so più che cos’è un muro. Non so più che nel mio appartamento ci sono dei muri, e che se non ci fossero muri, non ci sarebbe l’appartamento. Il muro non è più ciò che delimita e definisce il luogo in cui vivo, ciò che lo separa dagli altri luoghi in cui gli altri vivono, non è più che un supporto per il quadro. Ma dimentico anche il quadro, non lo guardo più, non lo so guardare. Ho messo il quadro sul muro per dimenticare che c’era un muro, ma dimenticando il muro dimentico anche il quadro. Ci sono i quadri perché ci sono i muri. Bisogna poter dimenticare che ci sono dei muri e quindi non si è trovato niente di meglio che i quadri. I quadri cancellano i muri. Ma i muri uccidono i quadri. Oppure, bisognerebbe cambiare di continuo, o il muro, o il quadro, mettere senza posa altri quadri sui muri, o cambiare sempre il quadro di muro."
Ecco. Adesso noi i muri non li abbiamo più. Problema risolto.
DCF

domenica 23 giugno 2013

PICCOLI MONDI IN MOVIMENTO

Nel post precedente ho presentato le ragazze di PICCOLI MONDI, e abbiamo lasciato che fossero le foto a parlare; adesso, raccontiamo il loro evento performativo/installativo con musica e immagini in movimento: Alessia Degani e il suo Spazio blu, Dentro di Franziska Freymadl, Erica Lanzoni e lo Spazio-Tempo, la Radice di Roberta Sacchi, Giulia Voltini e il suo Giardino interiore, e poi quelli che ne hanno fruito di più e hanno dato la forza e lo spirito per trasformare quei piccoli detriti emotivi, quei satelliti di idee in veri e propri PICCOLI MONDI.



Il secondo video, curato da noi della Specie di Spazio, cerca di rendere giustizia alla voce e alla presenza di Franziska Freymadl, che per il suo piccolo mondo ha scelto noi per realizzare questo semplice videoclip, IL TUO TRASLOCO; spero che possa servirle nel futuro quanto probabilmente lo spera lei.



Un doveroso omaggio anche al parto di foglie di Erica Lanzoni, che ha cercato di raccontare in modo elementare (elementale?) un'idea dai molti sottotesti, che parla di contatto con la natura, di azioni e di creazioni, di geometrie esistenziali e pertanto disvelamento della propria personalità. Il video è stato girato in collaborazione con Filippo Iorio.


E adesso? Adesso non resta che aspettare di vedere quali nuove orbite percorreranno i piccoli mondi...
DCF

giovedì 11 aprile 2013

12 TESTIMONI DELLA FEDE: IL VIDEO

Ringraziamo Riccardo Mancabelli per averci spedito questa lunga recensione video sul lavoro svolto assieme al coordinartore del progetto Adriano Rossoni, ai ragazzi del liceo artistico Bruno Munari di Cremona, quelli della LABA (Libera Accademia dei Belle Arti) e dell'Accademia Santa Giulia, entrambe di Brescia: il progetto 12 TESTIMONI DELLA FEDE si è concluso.
Gli stendardi  che sono sopravvissuti al vento di questi giorni verranno calati e, si spera, troveranno presto altri luoghi espositivi. E’ importante documentare e conservare tutto quello che si fa, soprattutto in una città che tende spesso a dimenticare il suo passato creativo, una tendenza che può essere invertita solo stimolando all’autopromozione, all’autoconservazione e al rispetto del lavoro altrui e del proprio. Amen.

martedì 26 marzo 2013

12 TESTIMONI DELLA FEDE: UNA SPECIE DI SPAZIO VA IN CHIESA


“12 Testimoni della fede” è il titolo della progetto artistico della Diocesi di Cremona per la Settimana Santa. L’iniziativa era stata sperimentata per la prima volta il Venerdì Santo dello scorso anno con alcune proiezioni sugli edifici del centro storico in concomitanza con il passaggio della processione cittadina della Sacra Spina. Quest’anno l’opportunità di contemplare le opere realizzate dai giovani artisti del territorio e delle province limitrofe si estenderà all’intera Settimana Santa.
In tutto sono 21 le opere realizzate e riproposte per l’occasione sotto forma di stendardi: si tratta di ingrandimenti di immagini pittoriche, scultoree o elaborate digitalmente, figurative o con componenti di astrazione. Rappresentano tutte una esemplificazione del giovane pensiero iconico che si confronta con i temi del sacro.
Il progetto, ideato da don Angelo Maffioletti, e condiviso dalla Federazione Oratori Cremonesi, ha visto la partecipazione degli studenti del liceo artistico “Bruno Munari” (con le sedi di Cremona e Crema), l’Accademia di Belle Arti di Brescia “Santa Giulia” e Laba (Libera Accademia dei Belle Arti) di Brescia, oltre ad alcuni giovani artisti del territorio. Coordinamento artistico a cura del professor Adriano Rossoni.
E fin qui ho citato la stampa che meglio di me sa riassumere gli aspetti salienti di un progetto come questo, che nasce in sordina e poi cresce, crea sinergie e crea conflitti, si evolve da un abbozzo iniziale a qualcosa di compiuto. 
Quando Adriano Rossoni mi ha cercato per incontrarmi e partecipare a questo progetto non pensavo che avrei accettato. Io sono ateo, cerco la divinità come tutti e come tutti la trovo poco, ma principalmente non amo la chiesa. O meglio, la Chiesa con la C maiuscola, perchè le chiese invece mi piacciono molto. E finire sul duomo di Cremona mi allettava, era uno spazio da colonizzare a cui non avevo mai pensato; ma per questo avevo bisogno di un team che lavorasse in modo rapido e capisse che la nostra committenza non avrebbe accettato a scatola chiusa qualsiasi immagine avremmo proposto. Così dissi ad Adriano che ci stavo, che l'impressione mi piaceva e che, malgrado le mie infinite riserve, noi dell'associazione avremmo curato il trittico centrale del duomo; parlai del progetto a Federico Fronterrè, l'altra metà umana dell'associazione, che accettò di aiutarmi negli scatti fotografici, e poi ne parlai a Caterina Nasini, in arte Ribbon. Caterina in particolare è stata fondamentale per darmi una direzione, adoro il suo lavoro, che potete ammirare sul sito della nana qualunque, e sapevo che se lei si fosse occupata dell'iconografia della Madonna, il risultato sarebbe stato qualcosa di elegante e contemporaneo allo stesso tempo. Così è stato.
Sopra, la Madonna scelta per il trittico centrale del duomo di Cremona, realizzata da Caterina Nasini con Giovanni Barsanti e Virginia Bertolani; l'idea dell'aureola che rimanda a una nebulosa è fantastica, e l'abbiamo ripresa noi dello Spazio per quella del Battista. Sotto, due prove, diciamo così, scartate. E infatti anche queste sono un regalo.




Immagino che, con solo un mese di tempo e le comunicazioni che procedono a singhiozzo, tutti i partecipanti al progetto abbiano avuto il loro bel daffare tra modifiche, sviste tecniche, incomprensioni, perciò non mi lamenterò eccessivamente. Alle volte puoi far valere le tue ragioni, alle volte puoi accorgerti che la committenza aveva ragione. Quando ho scelto di rappresentare l'Agnello pasquale avrei voluto seguire il consiglio di Caterina e mostrare una figura coperta da un telo simile a un vello, in un'ideale selva di dantesca memoria, immersa in un drappo rosso a simboleggiare il sangue del sacrificio. Erica Lanzoni, gentile driade di cui sentiremo ancora parlare, ha posato per creare questa immagine. Poi però l'immagine è stata bocciata, così ho ripiegato su un più accademico agnello sovrapposto in post-produzione a uno degli ambienti precedentemente fotografati. E funziona. Non credo che mi piaccia ancora molto, se la osservo sullo schermo del computer, ma devo dire che, se la vedo al centro della facciata del duomo, come perno di tutto, allora mi convinco che i detrattori dell'immagine precedentemente studiata avevano ragione.

L'Agnello nella sua versione appesa sulla facciata del duomo; la nicchia di pietra è una variante del classico altare, a me è piaciuta fin da subito. Sotto, l'altra mia immagine preferita, con Erica Lanzoni. © David C. Fragale - Federico Fronterrè

Invece il San Giovanni Battista, per noi interpretato dal gentilissimo Puccio Chiesa, ha subìto variazioni tese a smorzarne alcuni aspetti ritenuti troppo "femminili", e poichè la nuova versione, soggetta a modifiche troppo estreme rispetto all'originale, mi convince sì e no, ho deciso di inserire qui entrambe le immagini preparate per l'occasione e che, fortuitamente, compaiono entrambe nel percorso cittadino, pur se dislocate in luoghi differenti (una, quella riveduta, è sul duomo, l'altra compare sul totem esplicativo del progetto). Non è  polemica, sia chiaro, ma è uno degli aspetti di questo blog quello di andare oltre il fattore promozionale e riflettere sulle dinamiche interne a progetti come questo, che comportano successi insperati e faticose incomprensioni, cercando di dare risalto al proprio lavoro e cercando di comprendere le motivazioni della committenza, diocesi o meno che sia. E' indubbio che per la nostra associazione questo sia un lavoro che dovevamo sperimentare, ma allo stesso tempo è più che naturale lo scontro fra cognizioni estetiche e concettuali diverse, la qual cosa porta spesso a decidere fra il desiderio di puntare i piedi o chinare il capo. La verità sta nel mezzo, anche se non parliamo di una committenza pagata, è inutile tergiversare e inorgoglirsi per distruggere un progetto: bisogna vedere il grande schema delle cose, lavorare in sinergia e comprendere le ragioni dell'altro, pur difendendo a spada tratta le proprie.

Due versioni di un Battista, con Puccio Chiesa. © David C. Fragale - Federico Fronterrè
Il mio consiglio, a questo punto, è farsi un'idea personale, magari una passeggiata fino al duomo di Cremona per cogliere l'insieme degli stendardi, senza dimenticare le opere lungo il percorso che sarà interessato dal passaggio della processione: largo Boccaccino, via Mercatello, corso Mazzini, piazza Roma (lato sud), corso Cavour, via Verdi, piazza Stradivari, via Baldesio e piazza del Comune. Senza dimenticare che, e questo forse andrebbe sempre esplicitato, si tratta di visioni personali, spesso laiche, di figure e argomenti che l'arte ha sempre trattato e di cui gli artisti hanno sempre detto, comunque, la loro.
Vorrei citare tutti quelli che hanno lavorato a questo progetto, ma ci metterei troppo e questo è solo uno dei tanti progetti in ballo, il che mi permette di aggiornare questo blog con la fretta e la furia del precario che sono. Mi permetterò di citare fotograficamente alcuni dei lavori trovati sul percorso che io personalmente mi sono fatto qualche giorno fa, sotto la pioggia, nel vento sferzante, osservando come i poveri stendardi appena appesi oscillassero e si avvitassero su loro stessi e pensando: non si finisce mai di imparare... 
DCF

Maria Goretti, che pur di non perdere la verginità si fece uccidere dal suo aggressore; fu proclamata santa nel 1950, presente il suo assassino. © Giorgia Dallera - Alice Faloretti
In primo piano, il martire Oscar Romero, realizzato da Daniel Premoli; subito dietro, Jerzy Popieluszko, dal liceo artistico di Crema (classi 5B e 5C, indirizzo grafico-visivo) sotto la direzione del professor Angelo Coletto.
Il Sant'Omobono di Stefano Rinaldi
Ancora la Madonna di Caterina Nasini sulla facciata del duomo
Il trittico sulla facciata del duomo curato da UNA SPECIE DI SPAZIO

Gli apostoli dell'Accademia di Santa Giulia di Brescia

lunedì 25 marzo 2013

MATERIA PERSONALE + BOOKCROSSING: SCAMBIO DI CREATIVITÀ

L'arte di Devis Bergantin, la sua MATERIA PERSONALE, sta per lasciarci (31 marzo l'ultimo giorno), l'aprile porta la primavera (forse) e (forse) si porta via le creature, i paesaggi, le visioni eccentriche di questo artista competente che, con erudizione e simpatia, ci ha fatto compagnia in queste settimane gravide di progetti, in questo periodo di trasformazione che vedrà la nostra associazione più attiva su territori limitrofi e lontani, in vista di una possibile chiusura della nostra sede. In cerca di altre specie di spazi? Forse. 
Ma ora preferisco lasciare fuori questi discorsi, che meritano altre e più approfondite riflessioni in un secondo momento. Piuttosto, come sempre facciamo, preferiamo che siano le immagini a parlare, immagini che sarebbe più opportuno osservare dal vivo, tanti sono gli strumenti utilizzati da Bergantin, tante le sfumature del suo lavoro, e tante saranno in futuro, ragione in più per tenere i contatti con questa strana, meticolosa, difficile agli schizzinosi dell'arte, materia personale.








E naturalmente una piccola testimonianza video, stavolta opera di Federico Fronterrè:


Per finire, con il beneplacito di Devis Bergantin, che ha apprezzato molto questa commistione fra associazioni lasciando che le sue opere condividessero lo spazio con qualcun altro, segnaliamo l'incontro coi ragazzi dell'’Associazione Culturale Giovanile Controtempo, che si occupa "di lavorare contemporaneamente in due ambiti diversi ma tra loro strettamente collegati: quello culturale e quello civile. Per quanto riguarda il nostro primo campo d'azione, che portiamo anche nel nome, cerchiamo sempre di avere attività ad ampio spettro, che contemplino i vari ambiti del fare sapere: almeno una volta al mese svolgiamo attività di vario tipo, come per esempio bookcrossing, letture pubbliche e concerti." Sull'impegno civile dei ragazzi vi rimando alla loro pagina facebook e al loro blog. Noi più che altro abbiamo voluto dargli un tetto sopra la testa in queste strane giornate di primavera fredda e piovosa, e anche se al solito il cremonese medio quando piove sta in casa come se l'acqua fosse acido solforico, abbiamo passato un pomeriggio piacevole, scambiando libri e sgranocchiando i biscotti della fortuna (o meglio degli aforismi) che Federico e Sonia hanno preparato. Il bookcrossing è una pratica diffusa, ma non ho visto nessuno farlo con tanto entusiasmo come i ragazzi di Controtempo. E anche io, alla fine, mi sono aggiudicato qualche nuova lettura, autori di cui poco so. Ma come si dice: un libro non si giudica dalla copertina. Forse si dovrebbe fare lo stesso con le associazioni culturali, i gruppi informali e le persone singole che si occupano di ciò che amano fare con dedizione e sacrificio.
DCF