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lunedì 25 marzo 2013

MATERIA PERSONALE + BOOKCROSSING: SCAMBIO DI CREATIVITÀ

L'arte di Devis Bergantin, la sua MATERIA PERSONALE, sta per lasciarci (31 marzo l'ultimo giorno), l'aprile porta la primavera (forse) e (forse) si porta via le creature, i paesaggi, le visioni eccentriche di questo artista competente che, con erudizione e simpatia, ci ha fatto compagnia in queste settimane gravide di progetti, in questo periodo di trasformazione che vedrà la nostra associazione più attiva su territori limitrofi e lontani, in vista di una possibile chiusura della nostra sede. In cerca di altre specie di spazi? Forse. 
Ma ora preferisco lasciare fuori questi discorsi, che meritano altre e più approfondite riflessioni in un secondo momento. Piuttosto, come sempre facciamo, preferiamo che siano le immagini a parlare, immagini che sarebbe più opportuno osservare dal vivo, tanti sono gli strumenti utilizzati da Bergantin, tante le sfumature del suo lavoro, e tante saranno in futuro, ragione in più per tenere i contatti con questa strana, meticolosa, difficile agli schizzinosi dell'arte, materia personale.








E naturalmente una piccola testimonianza video, stavolta opera di Federico Fronterrè:


Per finire, con il beneplacito di Devis Bergantin, che ha apprezzato molto questa commistione fra associazioni lasciando che le sue opere condividessero lo spazio con qualcun altro, segnaliamo l'incontro coi ragazzi dell'’Associazione Culturale Giovanile Controtempo, che si occupa "di lavorare contemporaneamente in due ambiti diversi ma tra loro strettamente collegati: quello culturale e quello civile. Per quanto riguarda il nostro primo campo d'azione, che portiamo anche nel nome, cerchiamo sempre di avere attività ad ampio spettro, che contemplino i vari ambiti del fare sapere: almeno una volta al mese svolgiamo attività di vario tipo, come per esempio bookcrossing, letture pubbliche e concerti." Sull'impegno civile dei ragazzi vi rimando alla loro pagina facebook e al loro blog. Noi più che altro abbiamo voluto dargli un tetto sopra la testa in queste strane giornate di primavera fredda e piovosa, e anche se al solito il cremonese medio quando piove sta in casa come se l'acqua fosse acido solforico, abbiamo passato un pomeriggio piacevole, scambiando libri e sgranocchiando i biscotti della fortuna (o meglio degli aforismi) che Federico e Sonia hanno preparato. Il bookcrossing è una pratica diffusa, ma non ho visto nessuno farlo con tanto entusiasmo come i ragazzi di Controtempo. E anche io, alla fine, mi sono aggiudicato qualche nuova lettura, autori di cui poco so. Ma come si dice: un libro non si giudica dalla copertina. Forse si dovrebbe fare lo stesso con le associazioni culturali, i gruppi informali e le persone singole che si occupano di ciò che amano fare con dedizione e sacrificio.
DCF

 



sabato 23 febbraio 2013

IN ARRIVO DEVIS BERGANTIN E LA SUA MATERIA PERSONALE!



Difficile non chiedersi: 
cosa pensare quando, come in alcuni disegni o nelle nature morte, buchi ed interstizi non sono stati integrati con della materia personale? 
Sono immagini di vuoto?

Devis Bergantin
 


Sì, resistiamo, malgrado i tempi duri, la stagione fredda, i meteoriti dal cielo e la propaganda elettorale, malgrado Sanremo e malgrado l'amore, e anche se la Specie di Spazio fatica a trovare i fondi per sostenersi, anche se il futuro è incerto e la felicità a momenti, quando la saracinesca si alza per il popolo lo fa con qualcosa che piace prima di tutto ai fondatori dell'associazione. E a noi piace molto Devis Bergantin, che si interroga sulle nostre secrezioni, su ciò che abbiamo dentro e fuori, che attraverso un atteggiamento ossessivo compulsivo realizza disegni curati nel dettaglio, nature morte estremamente vitali, studi anatomici di cui l'ispirazione potrebbero essere le carni mutanti di un obitorio di mostri. A Bergantin la materia non fa paura, la sozzura viene meticolosamente riciclata in un processo che ha dell'alchemico, e fa della merda e del sangue due risorse pittoriche. Ma questo voleva essere un invito, non un simposio. A presto.
DCF


venerdì 18 febbraio 2011

VIDEO KODAMA!

Ed ecco l'ormai immancabile video che testimonia alcuni dei momenti dell'inaugurazione del BOSCO DI KODAMA, soprattutto la timida Anna Cigoli, generalmente poco incline al dialogo, men che meno alla discussione del proprio lavoro. Ma poi si sa, un bicchiere tira l'altro, e allora tutti ci si scioglie un po' di più...  



P.S.: E' doveroso ringraziare ancora una volta Eugenio Villani, che senza beccarsi un quattrino ci prepara questi spezzoni che a noi tutti servono molto, e non solo per ricordo, credetemi.

giovedì 17 febbraio 2011

IL BOSCO DI KODAMA: UNA MOSTRA E ANCHE NO...

...Sì, perchè il BOSCO DI KODAMA è un modo di vivere la specie di spazio in una maniera un po' "classica", di quelle che poi la gente ti scambia per gallerista, dice che "vendi le opere", e non è vero, perchè - ripeto - questo esperimento dentro Cremona, dentro la città delle definizioni, è uno spazio libero, uno spazio che vuole fuggire il mercato e anche i preconcetti cui un certo modo di vedere e fruire la cultura ci ha abituati, uno spazio che non ha bisogno di essere giudicato, ma giudica. Così, Anna Cigoli e le sue creazioni (quelle esposte e altre le trovate qui) sono state un modo di portare dentro il perimetro delle idee un messaggio che forse non è nuovo, ma in virtù della forza di questa meravigliosa donna,  dell'universo in cui crede, del suo modo di vedere le cose segrete che, lo ammetto, fa innamorare di lei, ecco allora la natura, gli alberi, le tele delle driadi e delle silfidi, e gli spiriti kodama, e laggiù Totoro che ammicca sinistro fra le illustrazioni, come a dire: "che volete? che avete da guardare? questo è quello che è, chi vuol vedere veda, chi non vuol vedere s'arrangi, o come dice il detto: non c'è peggior cieco di chi non vuol vedere.
In mezzo campeggia un albero, un po' striminzito d'accordo, un albero abbattuto da un temporale, ancora verde dentro, e  a noi che non siamo botanici ma altro ci è venuto in mente di piantarlo là nel mezzo, perchè Federico e io abbiamo subìto un attacco di horror vacui, e perchè io e Federico vogliamo a tutti i costi mischiarci con chi nella specie di spazio ci viene e ci fa le cose, perchè la specie di spazio non è uno spazio espositivo, ma uno spazio vitale, e chi ci vive collabora alla creazione di quella che è sempre un'opera collettiva.
Ma si diceva dell'albero. Beh, poi Anna l'albero l'ha arricchito, gli ha dato una nuova vita, o ne ha celebrato la morte, disegnandoci sopra gli spiritelli tanto cari a Miyazaki e Buzzati ("melusine" le chiamava lui...).
Ultimo aneddoto, perchè questo dev'essere un sito di facile lettura, senza troppe chiacchiere: oggi qualcuno è venuto a vedere l'esposizione, ha detto qualcosa di inedito rispetto al solito, a dispetto del solito, cioè che nei dipinti di Anna c'era del macabro...macabro! Rimuginando sull'evento precedente, cui questo spettatore non è intervenuto, mi è venuto da sorridere, ma poi - poi perchè no? ecco la sorpresa,  eccola, forse che non ho visto anche io, sempre, qualcosa di strano, inquietante,  in queste donne di corteccia, in queste creature di verde e di marrone, che Anna dipinge diligentemente, cercando il filo di un discorso che forse nessuno conoscerà mai? Eppure non ci pensavo più da tempo, le avevo ormai accettate come creature innocue, larvali, mai dedite all'inganno e al dolore...eppure...allora ecco a cosa ci serve, a me e a Federico, uno spazio come questo: non solo a  mostrare ciò che ci piace, ciò che conosciamo, ma a riscoprirlo a nostra volta. E lo dice uno che l'arte di Anna la conosce bene...


Il 12 febbraio 2011 abbiamo inaugurato IL BOSCO DI KODAMA. L'afflusso di persone è stato discreto, anche se la maggior parte della cittadinanza diserta, manca all'appello, evita gli spazi defilati, nonostante la promozione capillare evita anche noi. Ma poi, anche fra quei pochi che vengono, c'è la sorpresa, il trionfo, qualcuno che coglie dell'uno e dell'altra, dello spazio e dell'opera di Anna, ci sono le critiche, le critiche ritirate, ci sono quelli che non sanno cosa vengono a vedere e quelli che lo sanno esattamente, e sembra di stare a un pic-nic sotto l'albero, in cui ognuno ha qualcosa da dire da fare, piccole tragedie e grandi commedie si consumano fra le pareti dello spazio ora angusto ora enorme - intorno i quadri, le tele, i silvantropi di Anna, che non dicono nulla, non giudicano, inermi nel tempo e nello spazio, presenti anche quando tutti vanno via, solo loro restano, a sostenere la notte piovosa che arriva. E io li amo, li amo.  

  
 








Le foto qui raccolte sono una parte di quello che potete trovare sulla nostra galleria di flickr, e sono state scattate da me, da Federico Fronterrè e da Andrea Riboni,  che ringrazio in modo particolare perchè ha saputo vedere in questa nostra piccola magia qualcosa che lui, prendendo in prestito le parole da Yoko Ono, ha descritto così: "L' arte è potere. L' arte ha un potere incredibile, poichè ha la capacità di fornire alla gente energia ed ispirazione suggerendo nuovi modi di vedere le cose, la vita. È importante come ogni altra cosa. Talvolta pensiamo che il parco non è utile, che è soltanto un gruppo di alberi o qualcosa di simile, e che gli alberi non dicono molto. I benefici dati dagli alberi sono così invisibili che la gente pensa di poter tagliare gli alberi e costruire un palazzo. Puó sembrare più economico ma, una volta tagliati gli alberi, si vedrà cos'è andato perduto. Gli artisti sono uguali. Il loro ruolo nella società è simile a quello degli alberi."
Mi piace pensare che Andrea ci abbia parecchio azzeccato su Anna, e spero anche con tutti noi.
                                                                                                                        DCF