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mercoledì 4 giugno 2014
mercoledì 31 luglio 2013
COME LA METTIAMO CON LA PENA ETERNA? BASTA IL SILENZIO
No, non si parla della pena del caldo, comunque torrido, comunque snervante, nè dell'ansia che ti prende quando sai di non avere uno straccio di quattrino e sei un over thirty con scarse probabilità di vedere sia la pensione che la vecchiaia stessa. Eppure sì, in questo titolo che "a caso" ci ha offerto una serata di letture del sommo Dino Buzzati, io e Sonia Secchi, promotori dell'evento, abbiamo risposto con il silenzio. Silenzio sulle cose umane e troppo pressanti, ma molto suono, musica, e movimento, e poesia, in quella specie di spazio che è PIKIDI ARTE, di cui ho già parlato qui. Una serata condivisa con l'artista Massimo Geranio e il suo AVENEMOSUM, che a rigore compare nel video che racconta la serata, perchè di sinergia si parla, e di un progetto comune, o meglio di una sperimentazione comune, quella di fare lettura, di leggere, di dire, fra lo studio coreografico e l'estemporaneità totale. In quanti e quali modi può viaggiare un testo nell'ipertesto?
COME LA METTIAMO CON LA PENA ETERNA? BASTA IL SILENZIO.
Sonia Secchi, Tamara Fragale e Loris Lari indagano l'esperimento del reading attraverso i mezzi dell'esibizione multimediale, cercando ritmo e confronto nell'ipnotica messa in scena di una "situazione" dove la figura umana sposa le parole e la melodia. Ogni cosa trae spunto dalla realtà temuta e odiata, ma anche dall'ignoto che ci circonda, ci confonde, ci racconta cose che fatichiamo a comprendere. Ogni cosa è un fatto vero.
Flavio Aster Bissolati "gioca" con il testo, lo reinterpreta, lo pluralizza, lo dissolve, fra recita e manipolazione della voce, citando gli esercizi di stile di Raymond Queneau ma prendendo una strada tutta sua, che ho trovato esilarante.
Sonia Secchi, Tamara Fragale e Loris Lari indagano l'esperimento del reading attraverso i mezzi dell'esibizione multimediale, cercando ritmo e confronto nell'ipnotica messa in scena di una "situazione" dove la figura umana sposa le parole e la melodia. Ogni cosa trae spunto dalla realtà temuta e odiata, ma anche dall'ignoto che ci circonda, ci confonde, ci racconta cose che fatichiamo a comprendere. Ogni cosa è un fatto vero.
Flavio Aster Bissolati "gioca" con il testo, lo reinterpreta, lo pluralizza, lo dissolve, fra recita e manipolazione della voce, citando gli esercizi di stile di Raymond Queneau ma prendendo una strada tutta sua, che ho trovato esilarante.
Io ho rifiutato la lettura estemporanea e mi sono affidato alla preregistrazione e alla stampa fatta in casa, alla voce e alle illustrazioni di amici per raccontare le mie favole - e un grazie particolare va a Massimo Geranio per avere letto il mio Mostro senza nessuna anticipazione di sorta, e narrato così come è stato letto, per la prima volta.
E come questa prima volta, Sonia, Flavio, mia sorella e altri continueremo questa indagine della lettura negli spazi e fra gli spazi, cercando i silenzi che annullano, per un momento, quella pena tanto eterna.David Chance Fragale
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| Sonia Secchi, con cui ho organizzato la serata contro la pena eterna, e di cui ho curato il trucco (e ne sono assai soddisfatto) |
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| Flavio Aster Bissolati e il sottoscritto; in questo momento dell'esposizione del suo breve racconto UNGHIE, Flavio sperimentava la lettura con palato ricolmo di marmellata... |
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| Tamara Fragale, mia sorella, che ha danzato per Massimo Geranio e Sonia Secchi, ma in fondo un pò per tutti... |
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| Loris Leo Lari ha accompagnato la lettura di Sonia e la danza di Tamara |
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| Massimo Geranio legge una poesia su un'improbabile sfondo |
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| Ancora Tamara |
E a seguire il video, un sunto alquanto esaustivo, che dura sedici minuti malgrado abbia dovuto "alleggerirlo" un bel pò, girato da Federico Fronterrè e montato dal sottoscritto nei giorni del caldo torrido. Mi scuso quindi per le inavvertenze tecniche e buona visione!
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martedì 27 settembre 2011
CONTINUA LA CURA DEL BIANCO
Per raffreddarsi, per purificarsi, per uscire da sè (o provarci), per incontrarsi e toccarsi di soppiatto, per essere un po' aborigeni e un po' esercito di terracotta, per vedere tutti con il cappello, per trasformare lo Spazio in una casa di riti...
Quella che segue è la nuova serie di foto che alternativamente nomino come SAME HAT SERIES o CURA DEL BIANCO. Le altre potete trovarle qui oppure qui, ma è doveroso ricordare che il dipingere volti, rinominarli nell'atto simbolico del porre il proprio pennello o le proprie mani sui lineamenti dell'altro è storia vecchia nella Specie di Spazio, come dimostrano le foto del gesto rituale voluto da Alessia Degani alcuni mesi fa (e fedelmente documentato dal sottoscritto).
Altri ne verranno, o almeno lo spero.
Altri ne verranno, o almeno lo spero.
DCF
Dall'alto: 1) Tamara, mia sorella, che la Cura la voleva tanto; 2) Maria Caletti, che ha indossato il Bianco più a lungo di tutti e mi ha reso gioioso [la trovate anche in questo corruttissimo video]; 3) Gianluca il Berserker, che ci viene sempre a trovare e dopo whisky e birra ha preso la via del Bianco; 4) Chiara Anemone Brambati, bella e inquietante; 5) Marina del Mar in Brunetti, che dopo aver fatto un sacco di storie ha ceduto e si è fatta imbiancare; 6) ultimo, ma non per importanza, il mio migliore amico Skeletro379. Grazie a tutti loro.
E poichè ogni volta che penso di avere concluso questo post, mi ritrovo a poterlo correggere, ampliare, ravvivare, allora decido di aggiornarlo un'ultima volta (chissà quando potrò rifarlo) per ringraziare Sabina Meschisi, una cara amica oltre che una brava illustratrice; non solo ha adottato il Bianco, ma anche il cappello, e mi ha onorato di questo omaggio, spedendomi dalla lontana Sicilia le foto della sua Cura. Grazie Sabine!
E poichè ogni volta che penso di avere concluso questo post, mi ritrovo a poterlo correggere, ampliare, ravvivare, allora decido di aggiornarlo un'ultima volta (chissà quando potrò rifarlo) per ringraziare Sabina Meschisi, una cara amica oltre che una brava illustratrice; non solo ha adottato il Bianco, ma anche il cappello, e mi ha onorato di questo omaggio, spedendomi dalla lontana Sicilia le foto della sua Cura. Grazie Sabine!
mercoledì 27 luglio 2011
YOKAI !!!!!!!
21 luglio 2011, Cremona, quartiere Zaist.
Alice Totemica Seghetti ha disegnato una volpe dall’aspetto sinistro (la Kitsune dalle ingannevoli trasformazioni), Anna Kodama Cigoli un albero sanguinante (lo Jubotsuko), Vanessa Anzoni una Rokurokubi che non si faceva notare solo per il collo lungo, tanto era sexy, Eleonora Eta Liparoti uno Hyaku-Me dai cento occhi, affiancato dalla Nure Onna, la donna-serpente, di Alessia Degani, e dalla Yuki Onna, la donna delle nevi, di Nicolò Pellizzon; ultimo, ma non per importanza, Renato Skeletro379 Florindi con il suo strano mostro-demone (l'Amanozako?), il tutto condito da fuochi fatui e altre amenità - un libero omaggio alla "Parata dei Cento demoni" (ovvero una processione yokai). Questo il corteo di mostri e spiriti che alla fine ha dato vita a un’opera collettiva che ho amato fin dai primi segni, e che prima o poi spero di vedere in una spettacolare versione colorata (senza nulla togliere alla fantastica stilizzazione del segno monocromo)…
Il tema dello Yokai non era per nulla legato alla serata nel quartiere Zaist (cui hanno partecipato con la loro musica anche i Duramadre) ma gli spettatori che hanno assistito all’evento estemporaneo hanno molto apprezzato, soprattutto i bambini. E io e mia sorella Tamara ci siamo divertiti pure noi ad aggiungere la nostra performatività, interpretando due Bakemono un po’ estrose e fuori dal loro consueto ruolo di esseri spaventatori.
Insomma, una di quelle occasioni in cui un profilo basso (cui siamo abituati) non significa necessariamente scarsa qualità. Ed è piacevole notare che anche i coordinatori dell’Ufficio Politiche Giovanili di Cremona abbiano apprezzato la passione e la professionalità con cui i nostri creativi si sono cimentati nel trasformare un normale giovedì d’estate in una piccola esperienza ludico-artistica. Un ringraziamento va anche a Michele Ginevra, cuore e mente del Centro Fumetto Andrea Pazienza, che ci ha sostenuto sia in loco che sul suo blog.
Adesso sono molto curioso di vedere se queste strane persone che io chiamo amici, altri chiamano pazzi, alcuni ancora artisti, e forse sono un po’ anche degli yokai loro stessi – voglio vedere se si decideranno a continuare questo sodalizio, unendosi per nuove esperienze creative con ma anche al di fuori della Specie di Spazio. Io ci spero.
In attesa che tutti i tempi vadano in malòra, che le stelle si infanghino, che gli amori finiscano e le anime diventino rugiada, sono fiero di voi, menestrelli e cantòri, santi e assassini, personaggi in cerca d’autore, pensieri fluidi, dominatori che si fingono servi.
P.S.:
Mi rendo conto di non essermi cimentato in una lunga spiegazione di cosa sia uno Yokai, ma preferisco che i curiosi facciano le loro ricerche da soli. Inoltre, mi sembra che, attraverso le meravigliose illustrazioni e i fumetti di Shigeru Mizuki, che hanno influenzato centinaia di mangaka e di cineasti orientali, l’argomento non sia poi neppure così sconosciuto: basta ricordarsi quanto la mitologia di quel lontano paese ricorra in quasi ogni cartone animato che abbiamo visto da piccoli, e che continuiamo a vedere anche da grandi (dice nulla il nome di Hayao Miyazaki?). E proprio il tributo a Mizuki finisce con la canzone della sigla del celebre Gegege no Kitaro, che fa da sfondo all’ormai solito video-report che su questo blog non può mai mancare…
Alla prossima.
David C. Fragale
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lunedì 9 maggio 2011
LA GABBIA È APERTA...
Contagiato dalla bloggermania della nostra/vostra/mia Eta preferita, scrivo un post in diretta, cioè durante l'evento in corso (ma è un'eccezione, Eta lo farà continuativamente e perciò seguitela passo passo sul suo sito). Ora Eleonora è nella sua specie di spazio, fra pesci volanti e musica e idee, chissà se dorme e sogna ma non importa, in ogni caso interpreta e modella quello che a tutti gli effetti è diventato un luogo tutto suo, che lo sarà per i prossimi giorni, la sua residenza creativa (o ricreativa?). E io fotografo, documento, con l'ansia del padre no dài del fratello preoccupato, indossando la spocchia dell'artista navigato certo che tanto non si fa nulla di nuovo, che andrà tutto bene, poi che vuoi che sia, mica Cremona è New York, o la zona Romolo di Milano (che i romuliani non si offendano, eh?), però certo quando vuoi bene a una persona, in special modo un'amica artista, un po' tendi a stare sulle spine, sarà al sicuro lì nello spazio, fra i pericolosissimi pesci volanti, separata solo da un vetro dal mondo crudele che è fuori?
Ma sono fiducioso. Che Eleonora Eta si divertirà, che farà se stessa e un po' gli altri, che la città ne sarà felice, che quest'esperienza resterà, minimale ma grande quanto una favola. Mi congedo con alcuni scatti e con le dolci parole della nostra vicina di casa Stefania Mattioli, che segue con attenzione e affetto ciò che facciamo, e così ci scrive via mail:
A Eta perchè dorme sui pesci volanti
perchè ha occhi con i "baffi" che sanno guardare gli abissi.
Ai curatori di unaspeciedispazio
perchè avere speciedivicinidicasa come loro è un dono inaspettato.
Grazie, Stefania, anche per la citazione che alleghi:
Arte "per ritrovare l'invenzione oltre l'enumerazione, l'originalità al di là della citazione, la libertà invece della memoria".
(Storia di un quadro, Georges Perec)
DCF
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| Eta riflette un po' sul da farsi prima di mettersi al lavoro |
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| Eta e Michelle Soledad Gorr |
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| Tamara Fragale (mia sorella) e un pesce volante |
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| Federico Fronterrè e, ovviamente, un pesce volante |
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| La piccola Hope, figlia di Michelle |
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