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giovedì 1 ottobre 2015

UNDERGROUND DOWNTOWN



una croce propiziatoria di David Chance Fragale

A sinistra opere di Dicre, a destra Oberon di David Chance Fragale
Oberon di David Chance Fragale (dettaglio)

Un quadro di Davide Barboglio  realizzato con i bambini della corte di via Damiano Chiesa a Cremona

Francesco Soldi

Dicre e Saul Paloschi


Sonia Secchi

David Chance Fragale


un giovanissimo visitatore esamina una creazione di Francesco Soldi

Davide Barboglio

Il RITO di Sonia Secchi

David Chance Fragale

mercoledì 22 luglio 2015

MUSA ovvero...

Temi me e poi va’ via,

questa è la sposa mia.

Arthur Machen

Musa è una performance ideata da David Chance Fragale e Sonia Secchi in occasione dell' EXPOSIZIONE PIKIDI 2015

Sempre mi sono chiesto donde viene l'arte, la creatività, i simboli e altri pensieri che obbligano alla manifattura, alla scrittura, alla messa in scena delle cose. Sempre,  in questi momenti, mi ha colto un'ansia terribile, come se alle mie spalle si elevasse un corpo immane, un dinosauro che mi respirasse sulla nuca; di notte questa cosa assumeva le forme di donne mostruose e seducenti, l'ispiratrice crudele. Se il Duende di Lorca mi parla sotto forma di specchio distorto, scimmiottando le mie forme e la mia voce, così la Musa è altrettanto oscura, entità esigente alla quale è impossibile opporsi, bella e terribile. Nel mio vivere, la meraviglia più grande si incarna spesso nell'aspetto più agghiacciante, priva di stucchevole armonia e sussiegoso splendore. L'arte, come la vita, è prodotto di pulsioni ctonie, e l'atto perfomativo è solo un esperimento per dire di questo. Meglio ancora se si tratta di un gioco a due, come si volesse soddisfare questi angeli che sono anche demoni con la forza del doppio. 
Per questo Μοῦσαι, per questo Pikidi Arte. Per tentare di raccontare la bellezza dell'angoscia del fare.
MUSA è un tentativo di ingraziarsi ciò che vive alle nostre spalle, perché alla fine tutto è dovuto.
Musa è una performance di lettura e scrittura e altro ancora ideata da DavidChance Fragale e SoniaSecchi in occasione dell' EXPOSIZIONE PIKIDI 2015.

DcF



Una breve serie di scatti delle opere presenti all'EXPOSIZIONE PIKIDI 2015, tra cui DICRE, Giordano Garutti, Riccardo Bergonzi, Filippo Centenari, Giorgio Varani, REGO, Gianpietro Grossi e altri...

A seguire, della performance un breve riepilogo, un'idea, un'impressione di quello che è stato fatto:

martedì 10 marzo 2015

MASQUERADE

Il folle ha perduto tutto, tranne la ragione.

Pauwels & Bergier

Quando parlo (pessima abitudine, lo so) la maggior parte delle persone non capisce quello che dico e subito mi contesta senza che io abbia finito, oppure sorride e mi trova simpatico quando si voleva sortire l'effetto opposto, e anche se questo fa di me l'uomo più nervoso del mondo per lo spazio-tempo di una sera, confesso che il problema è solo mio, che mi disaffeziono alla parola giorno dopo giorno e a tutti i significati che alla parola vengono dati. Più volentieri mi affido al significante, dato che ormai ritrovo nella forma i contenuti che mancano al significato. Indosso una maschera. 
Come faccio a spiegare Masquerade, e poi devo farlo davvero? O forse è Masquerade che spiega tutto, l'azione e l'inazione, l'impossibile confronto coi sedicenti esperti del settore e il corteggiamento dei folli, in'equazione perfetta che esclude la soddisfazione a favore di una guerriglia intellettuale in cui perdono tutti? Il wendigo rappresenta il bisogno cannibale di annullare il proprio nemico.
maschera di David Chance Fragale - photo: DCF-Sonia Secchi
Le maschere che io e Sonia, e Dario, ed Ela, e forse qualcun altro abbiamo fabbricato non si sono forse nutrite di un'idea che ha alimentato il processo di fabbricazione? Facile, direte, da sempre si fa così, da sempre la committenza sprona al lavoro e stimola la creatività. Eppure mi interessa meno la chiacchiera che ne consegue,  addirittura il disallestimento di un'esposizione è meglio del circo intellettuale attorno ad essa, un salotto vuoto. La maschera del boia non ha buchi per occhi nè per il naso o per la bocca, è un desiderio di isolamento.
maschera di Dario Balletta - photo: DCF-Sonia Secchi
Si può chiudere uno spazio e lasciare che le cose dentro parlino tra loro (come probabilmente sta accadendo)? E non ha più senso questo della farsa del mercato, non ha più senso lasciare brillare di luce un sovrano di Oz nei sotterranei del suo castello mentre al di sopra si fa scempio delle libagioni? Alle creazioni dell'uomo e della donna forse interessa molto di più il paradosso di Schrodinger, in cui è l'osservatore a determinare la vita o la morte dell'opera, ma ammettiamolo, a che serve? essa è sempre lì, che guarda dritto senza occhi di cui non ha bisogno.

ALDO, videoinstallazione di Rocio Perez Vallejo
L'arte-scienza, l'arte-passione, l'arte-imbroglio, l'arte-net, la maschera riassume tutto, sia essa di cartapesta o uno sviluppo di luci e colori, perché la maschera resta se stessa in quanto significante privilegiato, indifferente al significato - l'uomo - che la indossa. E' il riflesso perfetto quando ci si dimentica che esiste un oggetto detto specchio (e infatti sopravvive proprio presso le culture che non hanno o non subiscono tale lusso). Con la maschera puoi corteggiare il modello di Pickman e farti sentire da forze superiori, che non hanno bisogno di portafogli per avere la tua attenzione.
Tutti i parassiti di Shaggai indossano la maschera, di Richard Upton Pickman, dalla collezione privata della Specie di Spazio
 Indossare la maschera, ovvero percorrere quella distanza che separa noi dal raggiungimento della visione di sé, che in questo caso è un vuoto concavo in cui si affossano i lineamenti che siamo soliti guardare da un'altra angolazione. Spiare il mondo attraverso la maschera induce a pensare alla faccia e al corpo che adoperiamo, la maschera è trina come la donna che fiorisce e invecchia e non è più, non sarà mai più Biancaneve.
Non puoi essere Biancaneve, di Ela Grande
 La maschera è quando non ti arrendi e metti insieme dei materiali che apparentemente non staranno mai insieme, e a un tratto guardi nell'occhio di una cosa-rettile che prima non c'era, hai dimenticato a cosa serve, adesso c'è, è lì.
ELF, di Sonia Secchi
Allora finalmente tutto quello che ti sembrava lontano diventa vicino, ti accorgi che nel silenzio c'è tutto il rumore che ti serve, che puoi ancora iscriverti a un ordine segreto se sai come annodare i lacci del tuo nuovo volto, e allora le stelle nel loro corso combatteranno per l'uomo giusto, come dice la leggenda cinese. E potrai essere gatto, sfinge, corteccia, e potrai essere tu la cosa appesa al chiodo mentre la cosa appesa al chiodo volteggia via in barba al paradosso di Schrodinger, e ci sarà una risposta simmetrica a ogni cosa, all'amore e all'irriconoscenza, all'ambizione e all'umiltà, e tutto avrò corrispondenza nel tutto, e ci sarà gemellaggio fra la grande impossibile e verissima faccia di Marte e una delle innumerevoli e verissime facce di cazzo della mia città.


David Chance Fragale

La modella e il pittore, di Dicre
LACRIMOSA, di Rocio Perez Vallejo
 
maschera di Matteo Favelli

Davide Barboglio

Matteo Filannino

Simona Florindi

David Chance Fragale


Francesca Dalla Benetta
Alessia Degani, MAIKARMA
Andrea Simeoni
Qui sotto, il videoreport della serata di inaugurazione:

lunedì 17 novembre 2014

TUTTO RIMASE IMMOBILE


Ho pensato di regalarti delle ali, ovunque tu sia e chiunque tu sia, ma sono sempre stato più bravo a strappartele. Il danno è fatto, ma che cosa meravigliosa rimani.
David Chance Fragale



IMPLUME

Senza piume.
Quelle piume intese come scudo e riparo,come corteccia, o pelliccia, piume come caratteristica, piume come maschera.
Le piume intese come protezione. E se queste vengono meno, se cadono, se la corteccia si sgretola...
Se la maschera decade cosa svela?
Cosa nascondono i pensieri, cosa scaturisce dalla mente di un creativo di fronte ad un tema apparentemente così banale?

Stefania Verna - Francesco Soldi




Ci siamo chiusi in una cinica e crudele estetica perché ancora c'è il bisogno di studiarsi e percepirsi come esponenti di mondi diversi che s'incontrano a metà strada del cammino.
Ancora c'è il bisogno di guardare all'amore come un atto di curiosità, come un esperimento o come danno che si cerca di riparare quando ormai è troppo tardi.
Ancora c'è bisogno di farsi intrappolare tra mani altrui dimostrando la propria fiducia nel farlo.

Non c'è vittima senza carnefice.
Non c'è vittima incosciente.

Non c'è vittima.

Sonia Secchi



giovedì 7 agosto 2014

COLLETTIVA ESTIVA 2014!

I poeti non dormono mai. Il loro corpo gli sfugge e si lascia irretire dal sonno.
 Ma anche mentre dormono, forse il loro inconscio continua a lavorare, 
ad accumulare immagini e a preparare la poesia successiva.
Tahar Ben Jelloun

Quando gli spazi si parano davanti a noi non si sa mai bene come comportarsi, che si tratti di una piazza che diventa un'immensa libreria con gli scaffali di pietra o che si tratti di un bosco che spunta all'improvviso in un angolo della nostra stanza. Sia che si tratti di una via in cui non si ha mai camminato nella città in cui si vive da vent'anni o del tragitto che si percorre tutti i giorni quelle cinque o sei volte al giorno per andare al lavoro e tornare, andare a fare la spesa e tornare, andare a buttare la spazzatura e tornare.
Un giorno nel mio stabile si trasferì un uomo con dei problemi alla gamba. Questi si fece dare il permesso dal Comune per avere un parcheggio disabili proprio sotto casa.  Un signore del palazzo di fianco parcheggiò nel posto auto di questo disabile e quando costui tornò a casa e si avvide dell'accaduto chiamò i vigili e fece rimuovere quella del vicino, che scese di casa tutto trafelato lamentandosi per la rimozione della sua vettura e sopratutto per la multa, sostenendo di non essersi accorto del nuovo parcheggio per disabili. Così il vigile gli chiese: “Scusi, ma lei da quanto tempo abita qui?” “Diciassette anni” rispose il vicino. E il vigile: “ E non si è accorto di un cambiamento come questo nella via in cui abita da così tanto tempo? Questo cartello doveva balzarle subito all'occhio”. Insomma, la morale della favola non è la multa salata toccata all'inquilino ignorante né la sua discussione con i vigili che aveva come imperativo: “Andate a prendervela con chi di dovere, non con la brava gente! In questo paese tutto funziona al contrario!”. La morale della favola è che quando uno spazio ci si para davanti, che lo conosciamo da una vita o che non lo conosciamo affatto, sia che si parli di uno spazio reale o di uno spazio della mente, e non sappiamo bene come comportarci con esso, dovremmo fare una e una cosa soltanto: osservarlo attentamente.
Questa favoletta l'ho raccontata a voi e a me stessa qualche settimana fa in occasione dell'allestimento allo spazio Pikidi per la Collettiva Estiva 2014: uno spazio mi si è parato davanti esprimendo il desiderio di essere riempito di idee. E così è successo. Su suggerimento dello spazio stesso la Collettiva ha preso vita e i desideri sono stati tutti realizzati.
Abbiamo lavorato per lo spazio, esaudito le sue richieste, ascoltato i suoi suggerimenti. E come se fosse stato un barcone in mezzo all'oceano abbiamo ondeggiato con lui fino a farci venire il mal di mare (complici le bottiglie di vino!) e Pikidi ha smesso d'un tratto di essere uno spazio ed è diventato un messaggio in una bottiglia che una volta arrivata sul bagnasciuga è stata letta generando risposte positive e meno positive. Ma comunque risposte. E quindi emozioni espresse.
Un po' come fanno quei due personaggi neri che nella notte vanno a disegnare sorrisi sui tronchi tagliati degli alberi: qualcuno può guardare con simpatia all'operazione, altri con sdegno. Ma sta di fatto che ora c'è un sorriso. E va bene così.
Sonia Secchi

Non ho mai mancato di essere obiettivo su queste pagine, perchè questo sito non fosse un mero strumento celebrativo, ma anche un mezzo consono all'analisi oltre che alla testimonianza di un evento. Chi ci ha sempre seguito saprà che, oltre a esperimenti riusciti o mezzo riusciti, non siamo nuovi ai fallimenti, anche se come curatore non solo delle esposizioni e di quant'altro rientra nelle "mansioni" di un'operatore artistico, sono curatore di queste pagine e filtro tutto attraverso una personale visione delle cose. È quindi con timore e reticenza, soprattutto a causa di vicissitudini recenti, che ho accettato di curare questa esposizione presso Pikidi Arte. Giuseppe Di Crescenzo, in arte Dicre, o Bip, impegnato nella creazione di un nuovo spazio laboratoriale assieme a Francesco Soldi e Stefania Verna (spazio che ha poi ospitato la seconda parte della serata della collettiva), non se la sentiva di rinunciare alla solita edizione dell'esposizione estiva, e io non me la sentivo di dire no, per ragioni che vanno oltre l'amicizia e toccano lo sfrenato bisogno di "darsi da fare" come quello di sperimentare nuove collaborazioni. Così, con l'inestimabile aiuto di Emilio Capelletti, uno che di cose ne ha fatte tante, e troppe dimenticante, ed è sprecato per una città come Cremona, e Sonia Secchi, giovane e talentuosa e fantastica quando si tratta di lavorare per un fine comune, e già sprecata pure lei per questa città ancora troppo chiusa, troppo ortus conclusus - beh, con loro è stato facile mettere in piedi in due settimane un'esposizione senza tema, un racconto per immagini e suoni e gesti che, sebbene poco omologata (marchio di fabbrica già di Una Specie di Spazio come di Pikidi), mi sembra una delle collettive in cui mi sono divertito di più. In questo, non bisogna dimenticare i complici (in)volontari, quelli di "fuori", indispensabili per evitare la stagnazione creativa cittadina, come Barbara Giuliani e le sue Barrette Indipendenti, Attila Schwanz, Devis Bergantin, Jholman Castaňeda Quintero e Simona Florindi, i quali, presenti o non presenti, hanno contribuito con la loro partecipazione a portare nuova linfa in quegli spazi della visione che troppo spesso sembrano appannaggio di chi, in preda al divismo isterico o al provincialismo presenzialista, crede di meritarsi sempre una fetta di muro e un buon buffet che non è mai dovuto ma solo gentilmente offerto.  Ci sarà sempre qualcuno che manca, qualcuno che avrebbe potuto esserci, qualcuno che si voleva e non può partecipare (come ci sarà sempre qualcuno che si deve escludere, e sarebbe ora); «l'assenza è il pungolo del desiderio» diceva il poeta Properzio, e allora dagli assenti (esclusi o auto-esclusi) non posso che aspettarmi molto, mentre ai presenti che vedete qui sotto e nel video vanno il mio affetto e il mio rispetto per il lavoro ben fatto.

David Chance Fragale

Minimali e sognanti: le opere di Alessia Degani

Il tratto superbo e provocatorio di Attila Schwanz

 
Frasi e immagini da diffondere in modo virale: Barrette Indipendenti!

Bianca Giommi
In ossequio ai miei sogni: i contributi del sottoscritto, David Chance Fragale

LES ENFANTS TERRIBLES: un trittico di David C. Fragale e Francesca Dalla Benetta
Davide Barboglio


La stilizzazione del concetto di "ricerca": Devis Bergantin

DICRE

Emilio Capelletti

Flavio Bissolati, che ha musicato il video sopra, ci mostra come funziona il Famitracker: anche questa è una forma creativa che, con qualche accorgimento, può tranquillamente mettersi in mostra

Collaborazioni dell'ultimo minuto: Sonia Secchi e Marco Commisso, in una commistione di liuteria e collage



Gli autoritratti "distorti" (qualcuno li chiamerebbe twisted selfies) di Simona Florindi



Matteo Filannino



Gli ironici lavori di "denuncia" del colombiano Jholman Castaňeda Quintero

REGO



Francesco Soldi

Sonia Secchi, che in occasione di questa collettiva, si è scoperta più poliedrica di quanto lei stessa si aspettasse (il video e le foto qua sotto, realizzate in collaborazione con il sottoscritto, fanno riferimento al progetto editoriale Così parlò Sarah Huster di Sonia)



E per concludere una carrellata di volti, istantanee di un momento che, si spera, non sarà l'ultimo.