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lunedì 27 aprile 2015

TAKING AND GIVING IN LONDON

Sometimes I feel like a scientist (like most of the people working with creativity)
always trying different combinations of elements,
keeping experimenting to get to one single formula:
a way to perform.

Sonia Secchi



Per Buddha, non puoi viaggiare su una strada senza essere tu stesso la strada. Non sono un buddhista, ma questo pensiero mi colpisce e mi attraversa e mi ci riconosco, in quello che è stato fatto e sarà fatto. Secondo il nostro nume tutelare Georges Perec, "leggere quanto è scritto nella strada; colonne Morris, edicole, manifesti, cartelli stradali, graffiti, dépliant gettati per terra, insegne dei negozi (...) Niente ci colpisce. Non sappiamo vedere." Ed eccoci al punto di questo secondo post dedicato all'esperienza performativa a Londra, città magica, città di draghi, città di strade. Dopo il picture crossing e altre installazioni (ne parlerò più avanti), è la volta di dire di noi, di spose e di pupazzi. Ma si parla sempre di strada, di quello che la strada ti dà e che devi in qualche modo restituire. Sono un fanatico di opere murali, amo i manifesti strappati, la gente vestita in modo strano, i pazzi, le donne che zoppicano, le riviste di moda gratis che trovi nei pub di Brick Lane, i volantini che promuovono eventi e spettacoli segreti, amo i muri e la spazzatura che vorresti portarti a casa, e quando trovo un luogo in cui tutto questo diventa un affresco emozionale, allora so che è il posto giusto per fermarsi e recitare, o per camminare e contribuire a complicare l'affresco. In fondo penso che sia questa la street art, un modo un pò beffardo di partecipare alla vita di quel particolare scorcio cittadino, di diventare parte di esso, di sentirsi a casa. Anche di insegnare a vedere, come vorrebbe Perec. Le strade sono i luoghi migliori dove conoscere il mondo, e sperimentarvi l'arte o la magia o come la volete chiamare non sarà mai bello e utile e fondamentale come sulle strade. Che poi siano le strade di Londra non è casuale, ma qui si parla di genius loci e altre amenità, che ovviamente non interessano tutti e forse non vale neppure la pena di rivelarsi agli altri così tanto. L'importante è ricordarsi che per quanto siano importanti i musei, i negozi, il posto fisso, l'opinione politica sui social networks, le stragi della settimana, le parole buttate qui su un blog che leggerano giusto in quattro - l'importante, dico, è stare sulle strade e sentirle e vederle e farne parte, con un cappello buttato per terra e una manciata di spiccioli dentro se volete, oppure misurata coi piedi finché sanguinano. Alla fine la strada parlerà e se sei fortunato ne farai parte.

David Chance Fragale





Alcuni frammenti della performance TAKE THE FLOWER di Sonia Secchi nei quartieri di Londra, che potete approfondire sul suo sito; qui sotto il video.



A seguire alcuni scatti regalati dal pubblico e da amici dei Black Whateverare, alla loro seconda apparizione nella capitale; un'esperienza catartica, davvero.





I am a fanatic of murals, I love torn posters, the people dressed in a strange way, the insane things, women who limp, fashion magazines that are free in the pubs of Brick Lane, the flyers that promote events and shows secrets, and I  love the walls and the garbage that you'd like to take you home, and when I find a place where all of this becomes an emotional painting I know it's the place to stop and play, or to walk and contribute to complicate this pattern. Basically I think that this is the street art, a way of mocking a bit part in the life of that particular historical city, to become part of it, to feel at home. Also to teach to see, as  Georges Perec said. The streets are the best places to learn about the world, and experimenting art or magic will never be beautiful and useful and essential as on the roads. The important thing is to remember that no matter how important are the museums, shops, the permanent position, political opinion on social networks, the massacres of the week - the important, I say, is to stay on the streets and hear them and see them and be part of it, with a hat on the ground  if you want, or measured with your feet until they bleed. Eventually the road will talk and if you're lucky you'll be part of it.

David Chance Fragale

domenica 26 aprile 2015

PICTURE CROSSING IN LONDON

Brick Lane, Shoreditch, Camden Town, Angel, tutti luoghi consoni allo sfruttamento creativo se siete in visita a Londra e magari siete turisti inusuali, che oltre a riempirsi gli occhi, le orecchie e i nasi di immagini, suoni e profumi siete anche quelli che volete fare un regalo alle città. Londra è perfetta se questo è uno dei vostri intenti, e nei prossimi post racconterò questo bisogno di lasciare una traccia sulle strade di quella città, che ancora mi affascina e mi ispira.
Il picture crossing, per esempio, nasce dal desiderio di emulare la pratica dell'image sharing che spopola sul web (in special modo sui social network), applicato alle regole della strada. Non proprio un progetto, ma un'idea embrionale che volevo sperimentare per comprenderne le potenzialità, e che almeno in questo caso, soprattutto grazie al contesto scenografico di certi quartieri londinesi, ha funzionato abbastanza bene. Insomma, si regala volentieri ai luoghi che ti fanno regali.

David Chance Fragale









The picture crossing comes from the desire to emulate the practice of image sharing on the web (especially on social networks), applied to the street rules. Not just a project but an embryonic idea that I wanted to experience to understand its potential and that, at least in this case, mainly thanks to the scenic context of certain neighborhoods in London, it worked quite well. In short, it's fun to make gifts to the places that make gifts to you.

martedì 8 aprile 2014

IN THE BRICKLANE GALLERY!



Anche questa è andata. Come un soffio, anzi un vento, quello londinese, che ha spazzato le strade, i cieli, e il tempo della nostra permanenza in quel bollore creativo che è il quartiere di Brick Lane. Un crogiuolo non solo di razze, di volti, di identità più o meno eccentriche, ma anche un brodo di tendenze artistiche, di modi di concepire l'espressività, che coinvolge l'Arte maiuscola come le piccole autoproduzioni, l'imperante street art come gli scorci spaziali e umani che abitano la Londra del 2014. WHO ART YOU? LONDON EDITION è stata un'esperienza faticosa (dodici ore di viaggio in macchina all'andata e al ritorno), ma anche un'esperienza totalizzante, che mi ha concesso uno sguardo critico su una realtà assai differente da quella della nostra penisola.
Prima di elencare brevemente gli artisti in mostra (in futuro tornerò sull'argomento Londra, quando il cervello sarà riposato), un breve flashback. In un post precedente avevo già mostrato il battage pubblicitario che ha preceduto questo tanto anelato viaggio. Una strategia che l'associazione Una Specie di Spazio ha sempre sfruttato e che sono felice di aver messo a disposizione dei professionisti di NOlab. Purtroppo uno dei video su cui avevo ragionato di più (un chiaro omaggio a una delle figure più celebri della cultura pop britannica) non è passato sulle frequentatissime pagine dei social network, troppo lungo e troppo registicamente imperfetto, ma lo posto qui, ad memoriam, perchè è un forte omaggio allo staff di WHO ART YOU? e perchè il bravo Flavio Aster Bissolati ne ha curato le musiche senza farmi subìre le magagne del copyright.



Ho  molto amato l'allestimento nella Brick Lane Gallery. Semplice e ricco insieme, a partire dai compulsivi accumuli di colore di Matbuk, che a tratti mi ricordano Giger e a tratti la tentacolare street art della traversa di Whitechapel, contrapposti alla raffinata tecnica illustrativa di Mauro Mazzara, come a mostrare due modi contemporanei di vedere e vivere l'arte; Rossella Terragnoli con le sue false prospettive nei canyon metropilitani di una penna a biro paziente e meticolosa, sporca. 

 

Michela Gioachin, con gli intimi ritratti quasi fotografici di donne che sembrano sfuggenti come le figure di certi sogni, immortalate in una luce stentata, che sdoppia l'immagine (no, non è un errore dei miei scatti); poi Niccolò Albani e i suoi dipinti fumettosi, sofisticati nel tratto quanto poveri nel supporto di cartone (e non è necessariamente un difetto, anzi); l'incognita Kassa artista in incognito stile Banksi, elaborazioni al computer mistificate da un'esibizione accademica, con cornici antiquate che ammiccano ai grandi classici presi di mira, che ingannano per un attimo chi li osserva, incerto se si tratti di pittura vera e propria o che altro. 


Elisa Rescaldani usa invece la postproduzione digitale come un laboratorio anatomico, creando ibridi tra cadaveri e piante e figure mitiche; mentre Sara Pelle, nelle sue foto fa di se stessa il soggetto anatomico svilito, sopraffatto, abusato, rivelando le problematiche insite nel ruolo della donna nel contemporaneo e la sua (ancora) anacronistica fragilità; Andrea Silva e Massimiliano Ranuio, che passano dall'autoritratto in cerca di un'auto-rivelazione, forse, a immagini sontuose che ammiccano al reportage; fotografia anche per Beatrice Botto, che ironicamente e un po' grottescamente ha ritratto la figura femminile in un trittico di colori acidi, e Marta Viola, che va a spiare nel dettaglio intimo delle fessure, delle cortecce, della pelle, per trovare mondi inaspettati, e sfrutta al meglio il potenziale del mezzo espressivo; Devis Bergantin e i suoi paesaggi nervosi, quasi una follia di inchiostri e di strappi, l'ossessivo ripetersi del segno che cerca se stesso in un lavoro o lavorìo che forse non sarà mai concluso.  



E poi ci sono io, con la mia Cura del Bianco, di cui ho già parlato su questo blog, la trovate ovunque, perciò non sto a ripetermi. Un progetto performativo-fotografico che ogni volta mi ripropongo di chiudere, ma che le persone incontrate mi fanno sempre rispolverare. Perché mi piace, perché mi permette un contatto intimo con chi mi piace. E perchè si vende a poco o non si vende proprio.

Alessandro Trabucchi in una Cura del Bianco un po' inusuale,ma questo è anche un omaggio ai suoi gusti in fatto di musica. Alessandro, il mio ringraziamento va a te per il sorriso spontaneo, tutte le sigarette che ci siamo fumati e per tutte le volte che dici "sticazzi!" Speriamo di continuare insieme questo viaggio...

Daniela Ficetola, alìas Dani, che sicuramente mi odia per questo ritratto "lunare", ma dopo due anni che dovevo farle queste foto mi perdonerà se non posso proprio tenerle nascoste; grazie Dani per la professionalità e la meticolosità sul lavoro, ma ancor di più per la gentilezza e la tenerezza, che sono le tue doti migliori.
Matty Granec l'abbiamo incontrato alla galleria, è un fotografo bravissimo e spero di rivederlo presto, e ovviamente si è prestato volentieri alla Cura. È una delle foto della serie che amo di più.


Ringrazio ovviamente ancora una volta lo staff di NOlab, e a parte i sopracitati Alessandro e Daniela, anche Federica Morandi, che si è occupata della parte commerciale del progetto e ha sopportato/supportato le idiosincrasie degli artisti, Federica Redaelli, la più carina, simpatica e imbronciata factotum che ho mai conosciuto, e Cristina Zanon, che oltre ad avere sempre un sorriso in tasca si è sorbita il mio russare. Un grazie anche a quelli che sono rimasti a casa, sia a Milano che a Cremona, e mi hanno aiutato nella preparazione al viaggio.
A breve il video report dell'exhibition!

David Chance Fragale

venerdì 14 febbraio 2014

WHO ART YOU? (going to London)



 "È certamente vero che noi dobbiamo pensare alla felicità degli altri; ma non si dice mai abbastanza che il meglio che possiamo fare per quelli che amiamo è ancora l'essere felici." 
Emile-Auguste Chartier

Ho già parlato di WHO ART YOU? Sì, ne ho parlato, con affetto e lungimiranza, su questo blog e sulla nostra pagina facebook. Sono passati due anni dal primo timido incontro, quando partecipai alla prima edizione del contest con la Cura del Bianco (e no, per la cronaca non vinsi, nè mi importò),  poi seguìto dal mio esordio come membro della giuria per la seconda edizione di questo scoppiettante incontro artistico, fino ad approdare qui, ad una prossimissima collettiva in quel di Londra, presso la Brick Lane Gallery, e una non troppo lontana terza edizione del contest che mi vedrà ancora come componente attivo.
"NOlab è stata fondata nel 2009 da un team di creativi operativi da 10 anni nel mondo della comunicazione, dell’editoria e dell’organizzazione eventi. Dopo vari esperimenti nel settore televisivo, nella moda e nell’editoria, la nascita di NOlab diventa necessaria. La scelta di costruire una nuova filosofia di pensiero e lavoro basata sul rifiuto alle tendenze e alle convenzioni è il naturale sfogo utile per creare un laboratorio unico e innovativo.NOlab è un laboratorio di idee per chi non ha paura di dire NO."
E ancora una volta io dico sì a questo gruppo, di cui spero d'essere sempre più una costola necessaria, perchè con essi il discorso delle specie di spazi si amplifica, diventa capillare, e attraversa le più variegate forme di comunicazione. Come in questo caso. Sfruttando infatti le strategie promozionali già attuate per la nostra associazione, ho realizzato alcuni trailers dei prossimi eventi che NOlab ha messo in cantiere - un vero e proprio studio per il sottoscritto, cercando l'idea vincente, quella più adatta ai grandi canale di distribuzione informativa fino a quelli più eccentrici, volutamente studiati per una fruzione veloce, da social network, destinati a sparire nell'arco di breve tempo. Perchè anche questo è il vantaggio di lavorare con chi ha idee e il giusto fervore, è estremamente contagioso e induce a dare di più, una risposta salubre all'impantanamento provinciale che qui, da dove scrivo, ha condotto solo a una sterile mondanità. Ben venga il futuro, quindi, sperando che sia illuminato come le menti che lo stanno forgiando.
 David Chance Fragale