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giovedì 29 settembre 2011

UNA SPECIE DI SPAZIO E VANITAS' MARKET

Fervono i preparativi per l'atteso evento in Galleria XXV Aprile l'8 e 9 ottobre 2011: accanto ad una quarantina di selezionati espositori di vintage, brand emergenti e i temporary shop di realtà commerciali innovative, saranno numerosi gli eventi collaterali dedicati alla moda, all'arte e alla musica.

La manifestazione, in continua evoluzione, si avvale della collaborazione di numerose realtà del mondo creativo italiano, garantendo così una comunicazione efficace e mirata.
Media partner dell'evento saranno infatti i magazine Design with love e Wait!. 
Anche gli  eventi collaterali della quarta edizione spaziano in diversi ambiti espressivi.

Arte, ecodesign, grafica, moda, musica: tutto quello che è parte dell'immaginario di Vanitas e dei suoi sostenitori e clienti.

Lo spazio artistico all'interno della Galleria laterale (lato Piazza Roma) sarà gestito dalla nuova realtà artistica cremonese Una Specie di Spazio creata e coordinata da David C. Fragale e Federico Fronterrè - che presenterà una serie di artisti accomunati da un'estetica sospesa fra atmosfere retrò e immaginari fiabeschi, dove l'happy-end non è sempre garantito.
L'esposizione continua presso Una Specie di Spazio, in Piazza Roma 36, sempre a Cremona, con Valeria Rossini e Riccardo Bonfadini, quest'ultimo famoso per le sue opere eco-pop Industrial Fossil, create con l'ultilizzo di sacchetti di plastica riciclati.


Elisa Boldori


martedì 17 maggio 2011

LA MENSA È FINITA... CHE GUSTO HA L'ABISSO?

"Fino a che punto può spingersi il dolore umano?
Quanto le nostre mascelle potranno indurirsi e le nostre costole contrarsi prima di rompersi, esplodere?
C'è l'imite al dolore umano, sì, perchè c'è un limite alla sopportazione di questo.
Arriva il momento in cui le nostre ginocchia non reggono, cadiamo sfiancati.
Stanchi di quel dolore... d'una pienezza che ci porta al vuoto cosmico.
A quel punto non possiamo far altro che risalire, riemergere dagli abissi, aiutati da, che so, pesci rossi, ancelle, volti amici e altri volti... forse maschere, oppure semplicemente persone... uomini che stanno soltanto attendendo la verità e nel durante, si mascherano un po' per non mostrare gli occhi dell'incertezza.
In ogni modo, arriva qualcuno a prenderti per mano, scioglierti i capelli, slegarti e ad iniziare a mettere e togliere, mettere e togliere.
È vero, forse saremo sempre in una gabbia, sta ad ognuno pensarlo o meno, ma è importante ricordare - osservando attentamente intorno a sè - che, ad ogni fardello aggiunto, uno ne viene tolto.
È inevitabile il fardello, ineluttabile il dolore, ricordalo: tu ferisci e, a tua volta, sei costantemente esposto al danno.
Ricorda anche delle mani e dei capelli che sanno sciogliere le tue mascelle contratte e sciogliere i nodi che legano il fardello alla tua schiena."
Alessia Degani
Alcuni momenti della MENSA SULL'ABISSO immortalati da Ilaria Borraccino.


Parole in libertà sulla Gabbia dove Eta sacrificale si è tinta di nero.
Moderna vestale neogotica, quasi una sorta di profanazione salvifica del sacro sepolcro, Eta è parsa come un Icaro femmineo prigioniera del Suo sogno creativo.
Invano ha tentato di spiccare il volo: piedi saldi al suolo legati dall'ineluttabile laccio, corpo appesantito da un fardello che in pochi hanno eluso.
Perchè ciò che deve accadere accadrà comunque.
Nella scatola luminosa di unaspeciedispazio era bello osservare le ancelle scalze, il rito dei gesti, gli sguardi astanti e silenziosi, i pesci volanti, il musico silente.
Quadro nel quadro, performance nella performance sono stati il pubblico accovacciato a terra, i fotografi a caccia dell'estetico istante, il bimbo curioso che si interrogava
sul perchè il cucciolo di bassotto avesse le unghie chiedendo il permesso di "accarezzargli gli occhi".
Anche gli scettici son tornati a casa con le mani colme di briciole grigie e un ricordo animato fatto di sospiri e colore, di attese e aspirazioni vitali.
Stefania Mattioli

Queste foto delle creature che abitano la Gabbia sono state scattate invece da Giulia Voltini, che quel giorno bazzicava il Vanita's Market; potete trovare qualche notizia di questa promettente fotografa qui.

sabato 14 maggio 2011

CE L'ABBIAMO FATTA...ALMENO UN PO'...

E' stata dura. Eta, per questa residenza creativa, non solo ha mobilitato un plotone di collaboratori, ma anche un plotone di idee, di necessità, di sogni possibili e impossibili. E adesso siamo stanchi, perchè qui si abita fra persone belle e complicate, solide come i ruderi maledetti di un castello stregato, fragili come la più stoica delle margherite nella neve. Naturalmente a breve ci saranno foto dettagliate dei giorni della residencia, il solito video analitico dell'inaugurazione (che è oggi) e poi qualche riflessione approfondita sulla nostra artista (che odia questa parola ma adesso si arrangia, perchè sono troppo stanco per andare in cerca di sinonimi che le vadano bene) e in genere su come è andato l'evento (riscontro del pubblico, rapporti con il comune di Cremona, eccetera, eccetera).
Voglio di nuovo ringraziare Ribbon, giunta per dare man forte a Eta, e che ieri dormiva in piedi dopo essere stata prosciugata dal vampiro Liparoti. Ringrazio Andrea Riboni che ci ha sostenuto e scarrozzato con la macchina, ha piantato chiodi ed elargito suggerimenti utili. Poi Anna Cigoli, che si è fatta in quattro affinchè Eta avesse il suo pupazzo avatar fra i pesci volanti (a breve foto anche di quello). Naturalmente, in una voce a parte, parleremo anche in modo più approfondito della MENSA SULL'ABISSO, performance ricca di protagonisti che andranno ringraziati a parte.Adesso mi faccio uno sbadiglio lungo una vita e poi mi mangio una girella. Ciao a tutti. A poi.

DCF



mercoledì 11 maggio 2011

DIRETTAMENTE DALLA BLOGABBIA DI ETA...


"Ho quasi l'impressione che chi mi sta vicino (fisicamente o in altri modi) sia più emozionato di me. Per una persona che, come me, non fa altro che cercare vie di comunicazione, questo fenomeno è meraviglioso: le persone (chi mi vuole bene da tanto come il primo passante che capita) sembrano tornare a casa con qualche pensiero inquietallegro in testa. Stasera si sono formati anche un paio di piccoli capannelli di curiosi davanti la vetrina...
Sembra che quello che sto facendo smuova qualcosa, insomma.
Solo questa è una soddisfazione infinita.
Quand'anche domani desistessi (cosa che non mi passa nemmeno per l'anticamera del cervello, però nel caso una piovra terrestre mangiasse lo Spazio temo che dovrei rinunciare...), quello che è successo fino a oggi è già tantissimo, per me.

Sono un po' indietro con la tabella di marcia, perché sto ancora finendo le matite. Non è un dramma, ma devo dare una svolta al lavoro e partire in quarta. Ci tengo a realizzare tutto il circo di cose che ho in mente. Anche improvvisare efficaci cambi di rotta durante il lavoro è interessante, ma spero di togliermi la soddisfazione di vedere vivo esattamente ciò che ho immaginato. Entro venerdì sera.

 
(A proposito di soddisfazioni, però, tra le belle visite di oggi ne ho ricevuta anche una molto speciale, che possono capire solo alcuni degli studenti e degli ex studenti del Liceo Aristico Munari: Ardi!!! E non aggiungo altro, perchè alcune cose dovrò pur salvarle del mare di pixel pubblici, no?)
(Anche la signorina a sinistra è stata una visita molto speciale,
ma anche questa voglio salvarla dal mare di pixel.
Dico solo: dieci anni d'infinite amicizia, stima e fiducia.)

Da oggi abbiamo anche uno schermo che manda in loop il bel video che ha fatto Federico Fronterré del backstage di Gabbia, con tutta la preparazione dei pannelli, dei pesci e pure di un cosone strano di cui potete sbirciare qualcosa nelle tre foto qui sotto. Lo esporremo solo da sabato.

Come vedete, se esisterà questo coso sarà soprattutto merito di Anna Cigoli, che ha trasformato in realtà i miei viaggi sgangherati. Con la sua storica tranquillità degna di una quercia secolare, Anna si è presa cura della riuscita del coso. Per ringraziarla, io le assalto il collo di baci. Devo ancora accertarmi dell'efficacia dei miei metodi relazionali, però.
Ah, lo chiamo coso per lasciare ancora un po' di sorpresa.
Emh. E poi perché non abbiamo ancora ben deciso nemmeno noi come classificarlo.
Facciamo che è una specie di coso.
Direi che ci sta.

Anche per questo post, tutte le foto sono di David Chance Fragale, che ha abbandonato nello Spazio il suo cappello bianco in disfacimento, regalandomi l'onore-onere di riempirlo di disegni: se i pannelli non mi bastano, userò quello. Così, quando David lo indosserà di nuovo, sarà come se avesse in testa un pannello al posto di un cappello.


Uh, c'è una cosa che ci tenevo a dire, in risposta a Calzino e a chi mi sta chiedendo cosa sto provando "nel profondo"...
...Come rispondevo a lei nei commenti dei post, questo emergerà tutto pian piano da questo diario di viaggio, ma se volete provare a vivere qualcosa di simile, concedetevi di chiudere le palpebre ascoltando altissimo nelle cuffie Saurceful of Secrets dei Pink Floyd, oppure mettetevi a fare le pulizie di casa con The Fragile dei Nine Inch Nails a tutto volume: è ciò che ascoltavo oggi ed è tutto quello che potrebbe servirmi per spiegare come sto. ...E, credetemi, ciò che sto facendo è ciò che facci(am)o sempre. Ma mettendolo dietro una vetrina diventa d'improvviso una cosa altra. Come infilare qualcosa dietro una cornice. Quello che vorrei che tutti si portassero a casa dopo aver visto me vivere qui, è che la vetrina attorno alla vostra testa c'è sempre (anche quando lo spettatore è solo uno e siete voi stessi, ma anche quando non c'è, perché a volte noi manchiamo a noi stessi...).
Però ammetto una cosa: è davvero un piccolo sogno sdraiarmi sul letto, godermi i pesci sopra di me e avere l'impressione che volteggino impercettibilmente sugli idillii di More dei Pink Floyd..."
Eta

giovedì 17 febbraio 2011

IL BOSCO DI KODAMA: UNA MOSTRA E ANCHE NO...

...Sì, perchè il BOSCO DI KODAMA è un modo di vivere la specie di spazio in una maniera un po' "classica", di quelle che poi la gente ti scambia per gallerista, dice che "vendi le opere", e non è vero, perchè - ripeto - questo esperimento dentro Cremona, dentro la città delle definizioni, è uno spazio libero, uno spazio che vuole fuggire il mercato e anche i preconcetti cui un certo modo di vedere e fruire la cultura ci ha abituati, uno spazio che non ha bisogno di essere giudicato, ma giudica. Così, Anna Cigoli e le sue creazioni (quelle esposte e altre le trovate qui) sono state un modo di portare dentro il perimetro delle idee un messaggio che forse non è nuovo, ma in virtù della forza di questa meravigliosa donna,  dell'universo in cui crede, del suo modo di vedere le cose segrete che, lo ammetto, fa innamorare di lei, ecco allora la natura, gli alberi, le tele delle driadi e delle silfidi, e gli spiriti kodama, e laggiù Totoro che ammicca sinistro fra le illustrazioni, come a dire: "che volete? che avete da guardare? questo è quello che è, chi vuol vedere veda, chi non vuol vedere s'arrangi, o come dice il detto: non c'è peggior cieco di chi non vuol vedere.
In mezzo campeggia un albero, un po' striminzito d'accordo, un albero abbattuto da un temporale, ancora verde dentro, e  a noi che non siamo botanici ma altro ci è venuto in mente di piantarlo là nel mezzo, perchè Federico e io abbiamo subìto un attacco di horror vacui, e perchè io e Federico vogliamo a tutti i costi mischiarci con chi nella specie di spazio ci viene e ci fa le cose, perchè la specie di spazio non è uno spazio espositivo, ma uno spazio vitale, e chi ci vive collabora alla creazione di quella che è sempre un'opera collettiva.
Ma si diceva dell'albero. Beh, poi Anna l'albero l'ha arricchito, gli ha dato una nuova vita, o ne ha celebrato la morte, disegnandoci sopra gli spiritelli tanto cari a Miyazaki e Buzzati ("melusine" le chiamava lui...).
Ultimo aneddoto, perchè questo dev'essere un sito di facile lettura, senza troppe chiacchiere: oggi qualcuno è venuto a vedere l'esposizione, ha detto qualcosa di inedito rispetto al solito, a dispetto del solito, cioè che nei dipinti di Anna c'era del macabro...macabro! Rimuginando sull'evento precedente, cui questo spettatore non è intervenuto, mi è venuto da sorridere, ma poi - poi perchè no? ecco la sorpresa,  eccola, forse che non ho visto anche io, sempre, qualcosa di strano, inquietante,  in queste donne di corteccia, in queste creature di verde e di marrone, che Anna dipinge diligentemente, cercando il filo di un discorso che forse nessuno conoscerà mai? Eppure non ci pensavo più da tempo, le avevo ormai accettate come creature innocue, larvali, mai dedite all'inganno e al dolore...eppure...allora ecco a cosa ci serve, a me e a Federico, uno spazio come questo: non solo a  mostrare ciò che ci piace, ciò che conosciamo, ma a riscoprirlo a nostra volta. E lo dice uno che l'arte di Anna la conosce bene...


Il 12 febbraio 2011 abbiamo inaugurato IL BOSCO DI KODAMA. L'afflusso di persone è stato discreto, anche se la maggior parte della cittadinanza diserta, manca all'appello, evita gli spazi defilati, nonostante la promozione capillare evita anche noi. Ma poi, anche fra quei pochi che vengono, c'è la sorpresa, il trionfo, qualcuno che coglie dell'uno e dell'altra, dello spazio e dell'opera di Anna, ci sono le critiche, le critiche ritirate, ci sono quelli che non sanno cosa vengono a vedere e quelli che lo sanno esattamente, e sembra di stare a un pic-nic sotto l'albero, in cui ognuno ha qualcosa da dire da fare, piccole tragedie e grandi commedie si consumano fra le pareti dello spazio ora angusto ora enorme - intorno i quadri, le tele, i silvantropi di Anna, che non dicono nulla, non giudicano, inermi nel tempo e nello spazio, presenti anche quando tutti vanno via, solo loro restano, a sostenere la notte piovosa che arriva. E io li amo, li amo.  

  
 








Le foto qui raccolte sono una parte di quello che potete trovare sulla nostra galleria di flickr, e sono state scattate da me, da Federico Fronterrè e da Andrea Riboni,  che ringrazio in modo particolare perchè ha saputo vedere in questa nostra piccola magia qualcosa che lui, prendendo in prestito le parole da Yoko Ono, ha descritto così: "L' arte è potere. L' arte ha un potere incredibile, poichè ha la capacità di fornire alla gente energia ed ispirazione suggerendo nuovi modi di vedere le cose, la vita. È importante come ogni altra cosa. Talvolta pensiamo che il parco non è utile, che è soltanto un gruppo di alberi o qualcosa di simile, e che gli alberi non dicono molto. I benefici dati dagli alberi sono così invisibili che la gente pensa di poter tagliare gli alberi e costruire un palazzo. Puó sembrare più economico ma, una volta tagliati gli alberi, si vedrà cos'è andato perduto. Gli artisti sono uguali. Il loro ruolo nella società è simile a quello degli alberi."
Mi piace pensare che Andrea ci abbia parecchio azzeccato su Anna, e spero anche con tutti noi.
                                                                                                                        DCF

giovedì 10 febbraio 2011

SI INAUGURA "IL BOSCO DI KODAMA"

Il 12 febbraio 2011 lo spazio si trasforma nuovamente, e dal caos primigenio (di cui Skeletro379 è stato il degno rappresentante) ci evolviamo nell'equilibrio e nella pace del legno portati da Anna Cigoli (la meravigliosa Anna), dipinti che timidamente si abbarbicano sulle pareti e spiritelli kodama che ci puliscono i pavimenti (magari...) e fanno sì che lo spazio torni virginale, quasi accademico, come se i curatori fossero tutt'a un tratto diventati dei veri galleristi. Ma non è così. Noi non siamo galleristi, e questa non è solo una mostra. Partecipate.

mercoledì 9 febbraio 2011

SOLLETICO SUL VISO: MAGICO POMERIGGIO DEL NON DEFINITO

Buongiorno buonanotte buonappetito a tutti i mangiatori di pixel. 
Eccomi qui, finalmente raccolgo l'invito di David e vengo a invadere di pesci volanti anche questo blog: sono Eta e sono qui per reinventare il mondo con il mondo.

Ma questo lo faremo nel futuro già successo e nel passato che deve venire, per ora mi limito a raccontare un pomeriggio magico di qualche settimana fa.

È da parecchi anni che conosco Alessia Degani e sempre di più io e lei ci scambiamo bucce di pensieri, cicatrizziamo insieme le lacrime e cuciamo i nostri sorrisi alle orecchie; ci amiamo, insomma.
Se c'è una fissa che ho sempre avuto è quella di mischiare (pericolosamente) mondi; quando questo avviene in modo fruttuoso mi ubriaca un'euforia incontenibile. Ma questo pomeriggio che voglio raccontarvi era così bello che l'euforia si è fatta scavalcare dalla dolcezza e dalla pace.
Andiamo con ordine - almeno un po'...
Quando Alessia conobbe Renato, espresse il desiderio di colorargli il volto, azione che sta ripetendo in questi mesi, alla ricerca chissà di cosa, con un criterio ancora da chiarire, che probabilmente si spiegherà da solo nel percorso...
(Renato è, se vi fosse sfuggito, lo stesso Renato Florindi aka Skeletro379 dei post precedenti.)
A David venne naturale proporre ad Alessia di lasciarsi ospitare dalla nostra specie di spazio a Cremona. Alessia era titubante: Alessia sa bene quanto ogni scelta influisca sul momento, Alessia sa bene che il luogo è fondamentale. Ovviamente lo sappiamo bene anche noi, che abbiamo fatto di certe parole di Georges Perec il nostro solco prediletto. Quindi sapevamo che era giusto che Alessia titubasse. Alessia ha titubato titubato fino ad arrotolarsi nei suoi stessi ricci, ma come le molle veloci si è subito rilasciata a un "sì" innamorato dell'idea. Finché l'invito di farsi percorrere il volto dal pennello di Alessia non è stato esteso anche ad altre persone affini e, ben presto, anche l'evento di quel pomeriggio si è trasformato in un'ibrida giornata tra l'intimo e il pubblico, un po' come tutte le giornate della specie di spazio di Federico e David. Dico questo perché è facile notare la curiosità della gente che passa davanti alla vetrina del locale: non è immediato capire se "si può entrare" o no. Certo, quando era scenograficamente tappezzato dalle opere di Renato e pure da noi stessi era tutto più evidente («Certo che si può entrare!»), ma quando lo spazio è spoglio esso torna a essere una porzione di città più indefinita (e proprio questo confine labile è il perimetro su cui vogliamo giocare e riflettere, d'altronde).

Well... C'era Alessia coi suoi pennelli e c'eravamo noi (e il fuori...). Alla fine, siamo stati tutti colorati. E alla fine anche noi abbiamo colorato lei, lo abbiamo fatto tutti.

Alessia in azione su Renato
Sentire il pennello che scorre sul viso è rilassante, ma, oltre a questo, Alessia sostiene di aver notato in ognuno un approccio diverso, inclusa una sorta di trance.

 

Lei continuerà a ripetere quest'azione ancora tante volte e su tanta gente, probabilmente deve andare da qualche parte...


Forse avverrà di nuovo anche nel nostro specie di spazio, chissà.

Su Erica, oro e bruno come la sua chioma
Di sicuro, FF&DCF sono stati contenti dell'esperimento.
Un luogo non definito e un'azione non definita, confini che non si vogliono determinare e solo un'unica partenza non discussa: urgenza di creare, di fare, di stare.

Federico, che nella sua nuova pelle sembrava piacersi :)
Indice sul mento - mmmh... Come continuare su David?

Rispetto alle autoritarie gallerie d'arte, o rispetto a un flash mob iper organizzato, sono certa che cose piccole come quel pomeriggio possano apparire inutili, a qualcuno. Il fiume di pensieri che orchestra questa specie di spazio forse appartiene a un mondo troppo astratto perché si respiri davvero al di qua della nostra vetrina? Oppure stiamo riuscendo a riportare il nostro trasporto in questo progetto?
Be', di certo siamo bravi a farci domande e a non rimanere fermi - comunque.
Inoltre, quel giorno ascoltavamo ottima musica, e l'ottima musica nobilita tutto.
Gli occhi di Marina si confondono tra le linee azzurre di Alessia
Io volevo darmi ad Alessia nel modo più leggero possibile...
...Chissà come davvero Alessia avrà vissuto su sé stessa i nostri pennelli?

(Le foto del post sono tutte di David C. Fragale, Federico Fronterré ed Eta; potete vedere l'intera sessione sul nostro Flickr)

Eta

lunedì 7 febbraio 2011

GEORGES PEREC

Anche se ho chiesto ad altri amici artisti di dire la propria sul concetto di "spazio e vivibilità dello stesso", mi sembra doveroso dedicare almeno un post a Georges Perec, padrino ideale della specie di spazio aperto a Cremona. E infatti è stato a seguito della lettura del suo libro Specie di spazi che io e Federico Fronterrè ci siamo lanciati in questa avventura, o meglio ancora, l'idea di prendere possesso di un luogo e colonizzarlo c'era già (nel mio caso era un secondo tentativo), ma Perec ci ha offerto una buona occasione di riflettere maggiormente su cosa è lo spazio e come viverlo al meglio, abbandonando facili schemi comuni di fruizione e guardando oltre, verso un atto di conquista e di esaltazione, spazio come contenitore senza limiti, così come l'uomo è senza limiti. Ovviamente cercando di portare le sue riflessioni e suggerimenti in un contesto artistico, o quantomeno creativo.
Per chi fosse interessato a conoscere il pensiero di questo grand'uomo, e in particolar modo all'argomento di cui stiamo parlando, consiglio pertanto l'acquisto presso le librerie del saggio Specie di Spazi (Bollati Boringhieri Editore, collana Varianti), anche se per quanto mi riguarda Perec non è un capitolo ancora chiuso e di lui devo leggere /condividere altro. Magari anche solo per restituire il piacere a Eleonora Eta Liparoti, che mi prestò il libro suddetto, e a cui va tutta la mia gratitudine (nonchè la promessa di una bella derìve, al più presto...)

"(...) non c'è uno spazio, un bello spazio, un bello spazio tutt'intorno, un bello spazio intorno a noi, c'è un mucchio di pezzetti di spazio, e uno di questi pezzi è un corridoio della metropolitana, e un altro di questi pezzi è un giardino pubblico; un altro (qui stiamo entrando in spazi molto più particolareggiati), originariamente di grandezza piuttosto modesta, ha raggiunto dimensioni piuttosto colossali ed è divenuto Parigi, mentre uno spazio vicino, non necessariamente meno dotato in partenza, si è accontentato di restare Pontoise (...)"
Questo è Perec.
DCF

mercoledì 2 febbraio 2011

I VIDEO DI TRASHED

Skeletro379 è sicuramente meglio dal vivo, ma qui si può avere un assaggio del suo meraviglioso lavoro e dell'incredibile creatura che egli è - non solo un amico, ma un fratello, e quel che è meglio (o peggio, se la si vuole vedere così) un grande artista. E a costo di gettarmi in pasto ai lupi, ribadisco l'ignoranza e la superficialità di chi non sa cogliere l'importanza del suo lavoro, un'importanza in cui forse neppure lui stesso crede più, troppo spesso limitato da un mercato di sedicenti signori dell'arte bravi solo ad arraffare quattrini a chi ne ha o a chi non ne ha proprio (le vie di mezzo non mi piacciono, sono solo Ying o solo Yang); che poi il mercato non c'entra niente, e questo va detto subito, o subito anche la specie di spazio finirà fagocitato dal pensiero mercantile di chi pensa /sa quale sia il nostro bene. Con Skeletro379 abbiamo respirato aria buona, sono successe cose là dentro; mentre i suoi disegni riempivano le pareti e tutto cominciava a sembrare una specie di sogno pazzesco, cose nascevano e altre si sgretolavano, e  mi rendevo conto che stavo di nuovo crescendo, che tutto di nuovo cambia e che bisogna lottare per tenersi qualcosa, foss'anche il proprio mondo segreto. Che poi è quello che Renato sa insegnarti. 
Coelho ha detto: "Vivi la tua vita in modo che, quando morirai, tu sia l'unico che sorride e ognuno intorno a te piange."
Skeletro379 di sicuro riderà.




P.S.: non tutti i video che produrremo saranno postati sul blog, ma l'invito è quello di visitare la pagina youtube autonomamente rispetto a questo sito. Scrivo altre due parole giusto per ringraziare chi ci sta aiutando a tenere in vita questo spazio, con i suoi talenti o il suo tempo (e il tempo è denaro, si sa, se non peggio), riservandomi in un secondo tempo (ancora il tempo!) di presentare me e tutti quelli che stanno dietro le quinte, da chi ci fa le riprese a chi le foto, da chi ci ha aiutato a imbiancare delle orribili pareti spugnate arancioni a chi anche soltanto vive con noi la specie di spazio, dandogli ciò che più gli serve ora: muscoli, cuore, cervello e spirito d'iniziativa.

DCF

ALLA CONQUISTA DELLO SPAZIO


Il 5 novembre 2010 è nato una specie di spazio (niente maiuscole, non ancora); nuovo nuovo, a Cremona, in Galleria del Corso n°36 - ma qualcuno sostiene che sia Piazza Roma n° 36, e già qui si intravede il futuro bizzarro di un luogo che non ha nome ma un'identità incerta, e incerto è così pure l'indirizzo. Che poi non è nato neppure il 5 novembre, ma quel 5 novembre è stato solo tenuto a battesimo, con l'installazione-mostra di Skeletro379, cioè Renato Florindi (se ne parla dopo, e bene), perchè lo spazio già esisteva, ed io e Federico Fronterrè, il mecenate di tutta l'operazione, lo vivevamo e lo discutevamo, e prima ancora di aprirne i battenti l'avevamo già ammazzato e resuscitato più volte, trasformandolo in negozio, poi in galleria, pensandolo invivibile e inabitabile, spazio a sè, auto-referenziale nel suo nulla, poi ci siamo detti che sarebbe stato un po' di tutto. Già allora ci rendevamo conto che non era lo spazio il problema, ma il contenitore più ampio in cui si trovava, ossia la città.
Cremona è un posto in cui si infrangono sogni e desideri, ma come la Shell Beach della tenebrosa, proteiforme Dark City di Alex Proyas, come certe architetture spaventose e forse inutili di Giovanni Piranesi e del Cornelio Escher, è spesso anche l'unico contenitore di sogni (per alcuni). Cremona è città, come tutte le città (?), dove esiste solo ciò che è promosso, legittimato, associato, amministrato, al massimo compromesso, tendente al perfezionamento e all'assimilazione, Cremona vive i suoi spazi per renderli odiosi. A volte. Tratta i suoi luoghi con l'amore che lo spettatore dona ai partecipanti al grande fratello (scusate se anche qui non uso le maiuscole), cioè con l'amore destinato a diventare odio e disprezzo, boicottaggio dell'immagine invidiata. E' un bel posto, Cremona, ma chi ci vive non è amante dei luoghi che abita. Io che a Cremona ci abito ormai da tanto, ma non ci ho vissuto l'infanzia, ricordo che arrivato nella città del torrone e dello strumento che comincia con la V di vendetta - io mi ricordo la nebbia, e gli androni, e i cortili misteriosi, e la campagna a un tratto, e certi quartierini solitari che ci vado poco, perchè quando ci vado trovo la città che mi piace, e me la conservo. 
Questa specie di spazio è  per me un omaggio a quel mistero che trovai giunto in questa città del nord. Io e Federico volevamo regalare un po' di stupore, perchè come dice un'amica, "lo stupore è un motore", e volevamo stupirci pure noi, che abbiamo cominciato questa cosa senza sapere come si va a finire. Perchè possiamo e ci va, perchè vogliamo vivere e fare vivere in pochi metri quadri un po' dell'animo umano (certo, ovvio, un certo tipo di umano), e forse, se riusciamo un minimo a essere diversamente curatori, anche a scommetterci sopra in un senso lavorativo e culturale. Adesso però NON è un lavoro, e la cultura, se c'è, è perchè ne siamo tutti più o meno pregni, se trasuda non è colpa nostra.
Avrò/avremo modo, io e Federico, di parlare ancora di questo esperimento, quest'ambizione e questo fallimento (parleremo anche della validità dell'ipotesi di fallimento), ma poichè ho già scritto troppo, lascio il resto alle giuste e belle parole, quelle che nascono dalla sapienza della sintesi, le parole di Luca Muchetti, che ha intercesso per noi sul giornale locale, ci ha suggeriti in un supplemento, fotografati e legittimati, un piccolo atto di giustizia che ammiro e quindi riconosco nell'inserire il suo testo integralmente. Per ora è tutto, ma non è vero, altri post mi attendono.
 David C. Fragale