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martedì 26 marzo 2013

12 TESTIMONI DELLA FEDE: UNA SPECIE DI SPAZIO VA IN CHIESA


“12 Testimoni della fede” è il titolo della progetto artistico della Diocesi di Cremona per la Settimana Santa. L’iniziativa era stata sperimentata per la prima volta il Venerdì Santo dello scorso anno con alcune proiezioni sugli edifici del centro storico in concomitanza con il passaggio della processione cittadina della Sacra Spina. Quest’anno l’opportunità di contemplare le opere realizzate dai giovani artisti del territorio e delle province limitrofe si estenderà all’intera Settimana Santa.
In tutto sono 21 le opere realizzate e riproposte per l’occasione sotto forma di stendardi: si tratta di ingrandimenti di immagini pittoriche, scultoree o elaborate digitalmente, figurative o con componenti di astrazione. Rappresentano tutte una esemplificazione del giovane pensiero iconico che si confronta con i temi del sacro.
Il progetto, ideato da don Angelo Maffioletti, e condiviso dalla Federazione Oratori Cremonesi, ha visto la partecipazione degli studenti del liceo artistico “Bruno Munari” (con le sedi di Cremona e Crema), l’Accademia di Belle Arti di Brescia “Santa Giulia” e Laba (Libera Accademia dei Belle Arti) di Brescia, oltre ad alcuni giovani artisti del territorio. Coordinamento artistico a cura del professor Adriano Rossoni.
E fin qui ho citato la stampa che meglio di me sa riassumere gli aspetti salienti di un progetto come questo, che nasce in sordina e poi cresce, crea sinergie e crea conflitti, si evolve da un abbozzo iniziale a qualcosa di compiuto. 
Quando Adriano Rossoni mi ha cercato per incontrarmi e partecipare a questo progetto non pensavo che avrei accettato. Io sono ateo, cerco la divinità come tutti e come tutti la trovo poco, ma principalmente non amo la chiesa. O meglio, la Chiesa con la C maiuscola, perchè le chiese invece mi piacciono molto. E finire sul duomo di Cremona mi allettava, era uno spazio da colonizzare a cui non avevo mai pensato; ma per questo avevo bisogno di un team che lavorasse in modo rapido e capisse che la nostra committenza non avrebbe accettato a scatola chiusa qualsiasi immagine avremmo proposto. Così dissi ad Adriano che ci stavo, che l'impressione mi piaceva e che, malgrado le mie infinite riserve, noi dell'associazione avremmo curato il trittico centrale del duomo; parlai del progetto a Federico Fronterrè, l'altra metà umana dell'associazione, che accettò di aiutarmi negli scatti fotografici, e poi ne parlai a Caterina Nasini, in arte Ribbon. Caterina in particolare è stata fondamentale per darmi una direzione, adoro il suo lavoro, che potete ammirare sul sito della nana qualunque, e sapevo che se lei si fosse occupata dell'iconografia della Madonna, il risultato sarebbe stato qualcosa di elegante e contemporaneo allo stesso tempo. Così è stato.
Sopra, la Madonna scelta per il trittico centrale del duomo di Cremona, realizzata da Caterina Nasini con Giovanni Barsanti e Virginia Bertolani; l'idea dell'aureola che rimanda a una nebulosa è fantastica, e l'abbiamo ripresa noi dello Spazio per quella del Battista. Sotto, due prove, diciamo così, scartate. E infatti anche queste sono un regalo.




Immagino che, con solo un mese di tempo e le comunicazioni che procedono a singhiozzo, tutti i partecipanti al progetto abbiano avuto il loro bel daffare tra modifiche, sviste tecniche, incomprensioni, perciò non mi lamenterò eccessivamente. Alle volte puoi far valere le tue ragioni, alle volte puoi accorgerti che la committenza aveva ragione. Quando ho scelto di rappresentare l'Agnello pasquale avrei voluto seguire il consiglio di Caterina e mostrare una figura coperta da un telo simile a un vello, in un'ideale selva di dantesca memoria, immersa in un drappo rosso a simboleggiare il sangue del sacrificio. Erica Lanzoni, gentile driade di cui sentiremo ancora parlare, ha posato per creare questa immagine. Poi però l'immagine è stata bocciata, così ho ripiegato su un più accademico agnello sovrapposto in post-produzione a uno degli ambienti precedentemente fotografati. E funziona. Non credo che mi piaccia ancora molto, se la osservo sullo schermo del computer, ma devo dire che, se la vedo al centro della facciata del duomo, come perno di tutto, allora mi convinco che i detrattori dell'immagine precedentemente studiata avevano ragione.

L'Agnello nella sua versione appesa sulla facciata del duomo; la nicchia di pietra è una variante del classico altare, a me è piaciuta fin da subito. Sotto, l'altra mia immagine preferita, con Erica Lanzoni. © David C. Fragale - Federico Fronterrè

Invece il San Giovanni Battista, per noi interpretato dal gentilissimo Puccio Chiesa, ha subìto variazioni tese a smorzarne alcuni aspetti ritenuti troppo "femminili", e poichè la nuova versione, soggetta a modifiche troppo estreme rispetto all'originale, mi convince sì e no, ho deciso di inserire qui entrambe le immagini preparate per l'occasione e che, fortuitamente, compaiono entrambe nel percorso cittadino, pur se dislocate in luoghi differenti (una, quella riveduta, è sul duomo, l'altra compare sul totem esplicativo del progetto). Non è  polemica, sia chiaro, ma è uno degli aspetti di questo blog quello di andare oltre il fattore promozionale e riflettere sulle dinamiche interne a progetti come questo, che comportano successi insperati e faticose incomprensioni, cercando di dare risalto al proprio lavoro e cercando di comprendere le motivazioni della committenza, diocesi o meno che sia. E' indubbio che per la nostra associazione questo sia un lavoro che dovevamo sperimentare, ma allo stesso tempo è più che naturale lo scontro fra cognizioni estetiche e concettuali diverse, la qual cosa porta spesso a decidere fra il desiderio di puntare i piedi o chinare il capo. La verità sta nel mezzo, anche se non parliamo di una committenza pagata, è inutile tergiversare e inorgoglirsi per distruggere un progetto: bisogna vedere il grande schema delle cose, lavorare in sinergia e comprendere le ragioni dell'altro, pur difendendo a spada tratta le proprie.

Due versioni di un Battista, con Puccio Chiesa. © David C. Fragale - Federico Fronterrè
Il mio consiglio, a questo punto, è farsi un'idea personale, magari una passeggiata fino al duomo di Cremona per cogliere l'insieme degli stendardi, senza dimenticare le opere lungo il percorso che sarà interessato dal passaggio della processione: largo Boccaccino, via Mercatello, corso Mazzini, piazza Roma (lato sud), corso Cavour, via Verdi, piazza Stradivari, via Baldesio e piazza del Comune. Senza dimenticare che, e questo forse andrebbe sempre esplicitato, si tratta di visioni personali, spesso laiche, di figure e argomenti che l'arte ha sempre trattato e di cui gli artisti hanno sempre detto, comunque, la loro.
Vorrei citare tutti quelli che hanno lavorato a questo progetto, ma ci metterei troppo e questo è solo uno dei tanti progetti in ballo, il che mi permette di aggiornare questo blog con la fretta e la furia del precario che sono. Mi permetterò di citare fotograficamente alcuni dei lavori trovati sul percorso che io personalmente mi sono fatto qualche giorno fa, sotto la pioggia, nel vento sferzante, osservando come i poveri stendardi appena appesi oscillassero e si avvitassero su loro stessi e pensando: non si finisce mai di imparare... 
DCF

Maria Goretti, che pur di non perdere la verginità si fece uccidere dal suo aggressore; fu proclamata santa nel 1950, presente il suo assassino. © Giorgia Dallera - Alice Faloretti
In primo piano, il martire Oscar Romero, realizzato da Daniel Premoli; subito dietro, Jerzy Popieluszko, dal liceo artistico di Crema (classi 5B e 5C, indirizzo grafico-visivo) sotto la direzione del professor Angelo Coletto.
Il Sant'Omobono di Stefano Rinaldi
Ancora la Madonna di Caterina Nasini sulla facciata del duomo
Il trittico sulla facciata del duomo curato da UNA SPECIE DI SPAZIO

Gli apostoli dell'Accademia di Santa Giulia di Brescia

mercoledì 14 marzo 2012

OMBRE: PICCOLA CRONACA DAL FUTURO PASSATO


 Sarà un effetto del big crunch (ovvero l’esatto contrario del big bang, l’espansione dell'universo che, come molti hanno teorizzato, adesso ha cominciato a implodere su se stesso – big crunch, appunto), ma il viaggio a Prato, la performance nella Stanza Segreta, l’idea che mi ha dato l’evento OMBRE, perfino le persone presenti, mi hanno restituito un ricordo del mio passato, un’impressione di deja-vù, come se davvero il tempo, dopo essere arrivato alla sua massima tensione, stesse ripiegandosi e scorrendo all’indietro. E’ una bella e strana sensazione, per uno che ha trentatré anni e si avvicina alla propria crocifissione. 
In un mondo ipertecnologizzato, in cui sono i social network a farla da padrone, amministrando amicizie e frequentazioni, la Stanza Segreta si presenta come alternativa anacronistica; dipinti e fotografie, tentativi/tentazioni di installazione, atti performativi ibridi (parlo di quello che ho visto/fatto), lontani dall’algida rappresentazione dell’arte contemporanea, a cercare forse un’idea, un sentimento, una via per dire ciò che si vuol dire attraverso l’estemporanea accademica, dove conta di più la sigaretta di fine allestimento, magari in compagnia di qualcuno che si è appena conosciuto, dove la panca di legno fuori diventa il centro nevralgico di pacate(?) ubriacature e di dichiarazioni d’intenti – insomma, STANZA SEGRETA: OMBRE come proiezione oscura di una realtà che ho vissuto, che non c’è più, ma di cui, come un’ombra appunto, ho trovato una vaga familiarità. 


Mi piace quest’Officina Giovani di Prato, situata in centro città, grande, tappezzata di bellissimi murales, aperta a un pubblico eterogeneo, polo creativo che, a differenza di quel che accade a Cremona, comunica davvero con i suoi giovani, mettendo a disposizione spazi e risorse; certo, forse è un punto di vista parziale, il mio, ma si dice: l’impressione iniziale è quella che conta. Invito le amministrazioni malate e i sedicenti curatori dell’arte a dare un’occhiata a queste realtà invece di professarsi santi e lamentare che gli artisti non ci sono, quando poi fanno di tutto per sminuirli, burocratizzarli, archiviarli, spacciando il tutto per un atto di formazione, ma in definitiva allontanandoli dai centri del potere e alimentando la sfiducia negli uffici preposti alla comunicazione e alla creatività.
OMBRE come l’ombra dell’arte nella penisola oggi.
OMBRE come l’ombra dei soldi che non ci sono, non servono, ma dovrebbero servire, anche per chi fa quello che fa senza la pretesa di guadagnarci sopra.
OMBRE come l’ombra di un futuro che somiglia al passato, si rifugia in esso, perché nel futuro c’è poca speranza.
OMBRE come i protagonisti di questa mostra-evento, a cui sono lieto di essere stato invitato: Alessio Berti, Andrea Malcontenti, Cecilia Calosi, Comitato di Salute Pubblica, David Ferracci, ETA, Federica Pavarelli, Francesco Battaglini, Giacomo Gori, Greta Xella, Ilaria Giolli, Ilaria Innocenti, Letizia Mascagni , Mauro Pellegrini, Rafael Vindigni, Ribbon, Savina Mezzetti e Raffaele Renzo, sperando di incontrarli di nuovo tutti, un giorno, o di vederli nella SPECIE DI SPAZIO, a Cremona.
Grazie ai curatori dell'evento per avermi invitato, loro di sicuro saranno un po' meno ombre, d'ora in poi: Caterina Ribbon Nasini, Federica Pavarelli, Ilaria Innocenti e Alessio Berti.
Ricordo che gli eventi della STANZA SEGRETA continuano fino al 31 marzo, mostra compresa. Per maggiori informazioni potete consultare il blog ufficiale, oppure questo link, e anche questo, in cui trovate citati i nomi dei fotografi, dei videomakers e potete divertirvi ad abbinare un nome a questa o quella faccia. Le foto della Cura come al solito potete trovarle tutte qui, che la collezione non si ferma mai...
DCF



Buona fortuna a tutti. E a chi resiste va una canzone, quella di Vladimir Vysotsky NON E' ANCORA FINITA.



martedì 28 febbraio 2012

LA STANZA SEGRETA E LE SUE OMBRE

Siamo tutti ragazzi con una passione in comune: l' arte.
Che sia per semplice divertimento, o per sbarcare il lunario,

 è quello che ci piace fare. 
O per lo meno quello che ricerchiamo in ciò 
che ci circonda e in ciò che ricreiamo. 
E' per questo nostro amore verso la creatività 
che abbiamo deciso di esporci, ed esporre le nostre opere. 
Non è la fama che ricerchiamo (se poi arriva, ben venga XD), 
ma la soddisfazione di mostrare al mondo ciò che meglio ci riesce fare:
creare.
(filosofia della STANZA SEGRETA) 
Il 4 marzo sarò a Prato, per conoscere un altro spazio, forse della stessa specie del nostro, anche se non ho mai capito a quale specie apparteniamo; questo spazio è la STANZA SEGRETA (ancora una volta, un nome e un cognome dal significato doppio, triplo, e chi più ne ha più ne metta), e non vedo l'ora di conoscerlo, di indagarlo, viverlo. Da un lato perchè è composto da gente cciovane, da quelli che "si avventano sul piacere", direbbe Honoré de Balzac, che parlano una lingua nuova, maneggiano strumenti nuovi, in un mondo nuovo, fra memi ed emoticons, softwares e plugins, ma con le stesse passioni di sempre, dal disegno alla fotografia, dalla musica alla danza; dall'altro lato sono curioso di investigare il modo in cui questo spazio è vissuto e percepito dai cittadini di Prato, annusare le differenze, ammesso che ci siano, fra quella e la città in cui UNA SPECIE DI SPAZIO lavora. Non voglio dilungarmi, scriverò di più in seguito, se sarà. 
Due parole sull'evento a cui parteciperò assieme a delle vecchie conoscenze della nostra associazione, la solita(mente brava) Eleonora Liparoti, la webfanzinara Greta Xella e colei che mi ha invitato a questa cosa, la nana qualunque Ribbon (co-fondatrice della STANZA SEGRETA). Anzi, le parole le prendo in prestito direttamente dagli organizzatori di OMBRE: "A dare corposità al bianco, è sempre il nero. Su questo concetto si basa la nostra nuova esposizione. La protagonista assoluta sarà l'Ombra: che sia fisica, creata da un contrasto di luci, di pieni e di vuoti, o che sia mentale, ovvero specchio di uno stato psicologico o sociale, è su questa perturbante increspatura della vita che quest'anno si concentreranno le attenzioni dei nostri artisti."
Allettante no? Non vedo l'ora di andarci con la Cura del Bianco, e magari mi porto dietro anche la mia Bakemono...
In ogni caso, per maggiori informazioni, andate su
lastanzadelleartisegrete.blogspot.com
se invece cliccate qui trovate il programma dell'evento espositivo e delle sue perfomances, con tutti i partecipanti e gli appuntamenti.
Ossequi e sussieghi.
Ci si vede in piazza dei macelli, a far macello.
DCF

martedì 29 novembre 2011

MESSAGGI PROMOZIONALI: THERE' S SOMETHING IN THE MIST...


Su questo blog circolano spesso notizie prettamente inerenti a quello che facciamo noi della SPECIE DI SPAZIO, ma talvolta ci ficco dentro cose che riguardano lo spazio perecchiano (nel senso di Georges Perec) un po' alla lontana. La ragione è che sono un pessimo blogger, non passo la mia vita a postare testi o ad uploadare foto e video (oltre che ad upgradare sempre di più la mia conoscenza del linguaggio della Rete); questo anche perchè i miei interessi sono molteplici, lo zapping spasmodico e i guadagni e gli stimoli intellettuali troppo frequenti; perciò, almeno qui, non posso darmi corpo e mente alla teoria dei sei gradi di separazione (l'ipotesi secondo cui qualunque persona può essere collegata a qualunque altra persona [o cosa] attraverso una catena di conoscenze con non più di 5 intermediari), bensì devo ridurre questi gradi a due o tre. Premessa un po' forzata per parlare di tre cose che mi stanno a cuore. E anche se il titolo del post promette messaggi promozionali, lo scopo non è solo questo. C'è dietro anche un ringraziamento, un modo di attestare un sentire comune che approvo, che mi convince che la strada del fare sia la formula migliore per uscire dalla situazione culturale-sociale-economica che stiamo vivendo. Ok, forse possiamo togliere la situazione economica, sostituiamola con quella affettiva. Sì, perchè c'entra.
"There's something in the mist!", urlava uno dei personaggi di un bel film di mostri di Frank Darabont. Io intendo i mostri come qualcosa di utile, la risposta a una domanda, più che la domanda stessa. Perciò le persone di cui parlo sono, come spero lo sia quello che facciamo io e Federico Fronterrè, una risposta a qualcosa: a qualcosa che manca, a qualcosa che forse c'è già ma è giusto rifarlo, a qualcosa che la nebbia padana intrufolatasi ormai nelle teste di molti italiani non può nascondere. Lì, nella nebbia, ci sono mostri. Eccoli.


 Abbiamo già parlato qui di HASHFANZINE, ma non mi sono dilungato molto, nè lo farò ora, perchè su questa webzine geniale c'è poco da dire e molto da leggere. Però c'è da dire. Capito?
HF è uno di quei prodotti che si possono chiamare operazione artistica in virtù della passione che vi soggiace. Se non fossi uno squattrinato radicale, è esattamente quel tipo di webzine che pubblicherei subito, perchè leggerla sullo schermo esige la potenza dell'olfatto, tanto è il bisogno di avvicinare il naso alle sue pagine virtuali per sentire l'odore di inchiostro fresco. HF è stato creato da Greta Xella perchè "è ciò che non poteva non nascere quando si ha una patologica dipendenza dalle cose belle, che siano le proprie o quelle altrui: volevamo collezionarle e volevamo che il contenitore avesse una sua faccia e divenisse una creatura a sé". Più chiaro di così si muore. Ma non è solo questo, perchè, con la collaborazione attiva e stacanovista di Eleonora ETA Liparoti e Caterina Ribbon Nasini, rispettivamente la donna dei pesci volanti e la nana qualunque, la webzine raggiunge vette di eccellenza (e parliamo di un prodotto 'amatoriale', ricordiamolo). Sotto la capace curatela di Greta, l'entusiasmo redazionale di Eta e la grafica accattivante di Ribbon, HASHFANZINE è un'alternativa alle solite gallery, ai tumblr, ai siti stilizzati e privi di cuore che imperversano oggi, e restituisce un ritratto spontaneo, simpatico e onesto degli artisti che propone. Artisti che parlano di artisti, that's all folks! 



A questo link potete scaricare la loro ultima uscita (ci siamo io, l'ormai onnipresente Skeletro379, quell'altra star di Totemica, Greta-Eta-Ribbon stesse, Magdalena Wolan e altre celebrità internazionali), ma scaricatevi anche gli altri numeri, assolutamente. Conoscete queste ragazze come ho avuto il piacere di fare io: ne vale la pena. E forse qualcuno le ha davvero già conosciute, magari alla fiera del fumetto di Lucca, dove distribuivano buste di HF, con dentro il manifesto programmatico del loro trito cosciente, le loro cartoline e un pezzo del loro cuore...


E poichè prima si parlava di gradi di separazione, sempre dalla fiera del fumetto di  Lucca è arrivata ILLUSTRATI, rivista dichiaratamente dedicata all'illustrazione, per chi non l'avesse ancora capito, che tanto ci piace da esserne dovuti diventare per forza fornitori ufficiali. Così adesso la prestigiosa LOGOS EDIZIONI ce la spedisce per la gioia di tutti quegli appassionati che non potevano fino ad oggi reperirla a Cremona come negli immediati dintorni. Una rivista che, nell'ultimo numero (quello che la nostra amica Maria legge nella foto) ospita alcune vecchie conoscenze della SPECIE DI SPAZIO, Marina Brunetti e - sì, sì, ancora lui - Renato Skeletro379 Florindi (alla faccia dei gradi di separazione!). ILLUSTRATI è completamente  in omaggio, stampato davvero bene e in un formato che, complice l'assenza di punti metallici, lo rende perfetto per tappezzare la propria stanza di immagini senza doverle ritagliare o fare a pezzi come pitecantropi disattenti. Inutile dire quanto io sia felice di questa collaborazione, che trasforma una rete troppo spesso confinata nei territori virtuali del web per ricordarsi che c'è anche un mondo fisico di cui doversi occupare...
Ringrazio Lina Vergara della casa editrice Logos per averci mandato ILLUSTRATI e  Federica Ganassi per aver gestito squisitamente le questioni di spedizione. La rivista, per chi non fosse in grado di reperirla neppure da noi alla SPECIE DI SPAZIO, è comunque scaricabile dal sito sopra linkato,  mentre qui potete trovare la pagina facebook.

 

Last but not least, un grande ringraziamento a Davide Lyncio (al secolo, Giuseppe Perrucca, che si è scelto un alias fantastico) e al regista emergente Alessandro Sala (al secolo, Alessandro Sala), non solo per avere pubblicizzato il nostro ultimo evento, MATRIOSKATTIVA, sul loro sito, ma anche perchè si sono presi la briga di intervistarmi per parlare di me e dello spazio che io e Federico gestiamo. Non è per vanità che ringrazio Lyncio, che ho conosciuto a Torino in occasione di YoUnG WoOd (giuro, basta gradi di separazione, tra poco ci vorranno gli avvocati divorzisti), ma perchè mi ha permesso di parlare con totale libertà, parlando come mangio, quasi fosse una chiacchierata fra amici (non nel senso di facebook, please). Questo mi piace in una persona, nelle persone, un pensiero franco e senza peli sulla lingua, unito ad una fame che poi da' vita a siti come OWLS KILL PIGS, dove si parla di quello che c'è e si fa in giro (arte, musica, realtà emergenti, quelle cose lì, no?) ed in cui è bello esserci. 
L'intervista la trovate qui, per chi volesse leggerla. Tengo a precisare che sono opinioni mie e sono, ovviamente, inopinabili. In ogni caso ne sono responsabile, e pure Lyncio, che la colpa è sua, in effetti. Grazie Lyncio.


Ora mi fermo, quello che volevo dire l'ho detto, e ne sono ben lieto. Ci si ritrova per l'epilogo di MATRIOSKATTIVA e un bilancio di fine anno. E ricordate: there's something in the mist...

David Chance Fragale

domenica 6 novembre 2011

WHEN I'M FEELING BLUE...


 ...All I have to do is take a look at you, cantava semplicemente Phil Collins. E in questo autunno che si presenta già come un inverno anticipato, con pioggie torrenziali che (per ora) dalle nostre parti non si traducono in disastri epici, quel sentimento blu si allontana proprio guardando gli scatti che documentano la giornata C'ERA UNA VOLTA+ReadyMADE, scatti offerti dalla sempre dolce e prolifica Ribbon, alìas Caterina Nasini, insomma una nana qualunque (suo è anche il nostro nuovo banner che titola il blog). Poi c'è un piccolo report fotografico della nostra SPECIE DI HALLOWEEN, un tentativo di coinvolgere chi la serata mascherata non voleva perdersela, e che si è tradotto in una specie (stavolta è doveroso puntualizzarlo) di zombie walk. Altri scatti li trovate sulla nostra pagina facebook e su flickr.
Un ringraziamento va pure a Riccardo Bonfadini, che con il suo covone rosa di plastica mi ha permesso di sbizzarrirmi in una serie di ritratti che poi ognuno dei "modelli" ha utilizzato come poteva/voleva, e ce ne sono un po' in questa o quella galleria, posto che vi piaccia la plastica e vi piaccia il rosa e vi piaccia allontanare, come piace a me, quel sentimento blu che troppo spesso fa capolino nelle nostre vite.
 DCF
Everything is Pop!

 Greta Xella al lavoro.

Il sottoscritto incoraggia gli artisti all'opera (in questo caso Eleonora Liparoti)

No, non è la strega dell'ovest, ma ancora Eleonora.
Renato Skeletro379 Florindi, un uomo brillante
UNA SPECIE DI HALLOWEEN

mercoledì 1 giugno 2011

LA GABBIA SI APRE...

...ed è strano, perchè questa Gabbia si chiude, anche. Nel senso che l'evento progettato e vissuto da Eta, con tutti i suoi amici e quelli che sono venuti a trovarla è ormai giunto al termine. Mi piace questo controsenso: la Gabbia di Eta è l'unica gabbia che non vorremmo mai vedere aperta, perchè sappiamo che da essa voleranno via i pesci volanti, i fantasmi e il capodoglio scenderanno dalle pareti, la rokurokubi abbandonerà il suo cappio, Eleonora Eta Liparoti continuerà il suo viaggio alla ricerca di nuove avventure e nuove specie di spazio da colonizzare, o forse si prenderà finalmente la briga di finire di studiare. Forse, forse, forse. In ogni caso non mi dilungo, credo che sia sul blog di Eta che su questo si sia parlato parecchio di quello che è successo. In attesa del video che documenta la serata dell'inaugurazione (ormai uno dei tratti distintivi di questo blog, che segna la fine di un evento e premette l'avvio di un altro), ecco un simpatico montaggio realizzato da Federico Fronterrè; si tratta di un filmato che ha accompagnato la residenza creativa per tutto un mese, allo scopo di dare un assaggio al pubblico di ciò che è stato fatto, sia prima che durante quelle faticose, esaltanti settimane tra il prima e appena dopo l'apertura della Gabbia...che come ho detto, chiude. Da quale parte della cella sarà rimasta la belva? Fuori o dentro? Ma c'è davvero un fuori? E un dentro?
DCF



(Il video non è a una risoluzione elevata, è consigliabile dimenticare per un attimo il cinema di James Cameron, sistemarsi gli occhiali - non 3D - sul naso e aguzzare la vista tenendo lo schermo nel formato piccolo di youtube, magari a 480 p, ok? ma se vi piace pac-man e volete che i protagonisti del video somiglino a lui, allora guardatevelo a tutto schermo e buona fortuna...)

domenica 22 maggio 2011

LA GABBIA E LA MENSA VISTE DA CATERINA NASINI...

Qui di seguito, immagini che valgono più di cento parole, immagini che, assieme a quanto Eleonora e i suoi amici hanno costruito all'interno dello spazio, testimoniano la magia di certi momenti. Queste foto sono state scattate da Caterina Nasini, alìas Ribbon, che oltre ad aver documentato la residenza creativa ha avuto un ruolo attivo nella realizzazione dei pannelli che decorano la GABBIA e nella performance MENSA SULL'ABISSO. Un grande ringraziamento a lei e a tutti quelli che hanno dato un aiuto fondamentale per la realizzazione di questo evento della Specie di Spazio: Maria Caletti, Andrea Carasi, Anna Cigoli, Alessia Degani, Ialira Donar, Michelle Soledad Gorr, Erica Lanzoni, Federico Mecatti, Valeria Muledda, Andrea Riboni, Eugenio Villani, e naturalmente, ultimi ma non per importanza, il mio amico e collega Federico Fronterrè e ovviamente quella matta di un (anti)artista, Eleonora Eta Liparoti. E' stata una gran bella avventura...

David C. Fragale









 Ricordate che altre foto le trovate sulla nostra pagina flickr e sui blog di Caterina Nasini e di Eleonora Eta Liparoti.

LA MENSA SECONDO SONICA

















E' stata una cosa talmente intima...
La sera stessa ho visto troppe reazioni diverse, volevo solo starne fuori, troppe parole confuse..
Ho pensato "non abbiamo giocato..non è stato un gioco".
Il giorno prima ero entusiasta, volevo giocare con Eta, fare un rito... poi mi sono trovata lì...praticamente a fare da spettatrice...
Non avevo mai assistito alle prove..mi sono trovata là in mezzo...la campana tibetana ha iniziato a schiacciarmi il cervello, ho rischiato più volte di perdere i sensi, e intanto guardavo Eta ma non la vedevo, avevo paura di cadere e mi chiedevo se era il caso di allontanarmi lentamente, mi chiedevo come avrebbe reagito la gente se fossi caduta a terra...nei riti spesso si andava in trance...quindi sono rimasta...studiavo la gente...era impaurita...se ne andava per non rischiare di essere troppo coinvolta...aspettavo il mio turno, ma non è arrivato..guardavo il cane estremente tranquillo e mi chiedevo se fosse sordo...poi finalmente il didjeridoo ha iniziato a cullarmi, il sangue ha ricominciato a circolare.
Guardavo Eta, ero ipnotizzata...mi sono inginocchiata di fronte a lei e ho fatto quello che dovevo, ma volevo accarezzarla, volevo che tutti la amassero come me...
Poi non ce l'ha più fatta, è crollata, e finalmente le lacrime, tante persone le hanno nascoste, lo so...
Diverse volte ho visto Eta crollare e rinascere e tante volte lei ha visto me, ma così, in pubblico, è stato fortissimo. Si è aperta e denudata realmente, e questo è il suo coraggio e la sua forza. Io e lei da anni ci succhiamo energia, quella sana, ci rigeneriamo, me ne tolgo per dargliene e quando mi serve gliela riprendo, ci guardiamo nelle budella e ci svuotiamo.
Vederla crollare nella consapevolezza che "è anche per colpa mia" ti uccide.
  
Riporto qualcuna delle considerazioni origliate tra la gente fuori:
"...si vede che è umile, non fa l'artista a tutti i costi..."
"...ormai queste cose si possono fare solo nel contesto dell'arte, perchè la gente non ci crede più nei riti...ma non bisogna scherzarci, perchè funzionano davvero..."
"...sta bene con la pelle nera..."
"...io non so dire se mi è piaciuto o non mi è piaciuto...cioè..."
"...è molto vicino alla visione cristiana..."
"...sono contento che non mi abbia chiamato..."
"...però non ha messo davanti ad una vera scelta...cioè, non si poteva scegliere..."

Erica "Sonica" Lanzoni 

Le foto di questo post sono ancora di Caterina Nasini alìas Ribbon, potete trovarne altre sulla nostra pagina flickr.