Visualizzazione post con etichetta Mensa sull'Abisso. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Mensa sull'Abisso. Mostra tutti i post

lunedì 13 giugno 2011

LA GABBIA E LA MENSA: IL VIDEO UFFICIALE E ULTIME FOTO

L'esposizione dei lavori di TOTEMICA è quasi pronta, l'inaugurazione è prossima, ma resta ancora il tempo e lo spazio per un ultimo post su quella meraviglia di carne e folli propositi che è Eleonora Liparoti, alìas ETA! Sono infatti giunte le due foto "ufficiali" dei pannelli finalmente ultimati, pannelli di capodogli, mostri, incubi e altre sottospecie di cose di sogno, che Eta ha cominciato durante la residenza creativa (in cui, ricordiamo, ha vissuto attivamente la Specie di Spazio, come può confermare chi l'ha vista dormire in vetrina) - foto realizzate da Andrea Riboni, che ringrazio per la continua partecipazione e sostegno (che spero continuino ad libitum).


Ed è ufficiale anche il video dell'evento GABBIA e della MENSA SULL'ABISSO, come sempre fornito dal solito Eugenio Villani, tecnicamente impeccabile come sempre. Naturalmente si tratta di un sunto del tutto, che glissa su molto del lavoro svolto e soprattutto restituisce un'esperienza parziale della discussa, sofferta, catartica, necessaria Mensa che ha coinvolto buona parte dei visitatori dello spazio il giorno dell'inaugurazione. Ricordiamo che, per saperne di più, ci sono parecchi post precedenti da sbirciare, con foto e commenti di chi ha partecipato attivamente...
La Gabbia è chiusa/aperta, evviva la Gabbia, evviva Eta, evviva noi e tutto quelli che ci hanno aiutato. Buona visione.
DCF

lunedì 23 maggio 2011

CAPODOGLI, FIBRE, SACRI GRAZIE E DEFINIZIONI DELL'INDICIBILE


Meraviglioso il gioco del mondo!! Sorpresa è scoprire quale ruolo vestire stavolta! Rinasciamo morendo e vinciamo perdendo, godiamo soffrendo, sorrisi che nascono dalle lacrime e libertà che affonda le radici in una GABBIA.
Poco importa ciò che eravamo o ciò che siamo, in questa voglia di vivere senza dirlo a nessuno, che sta per trasformarsi in passione di esserci.
Inesorabile il cammino della memoria che si nutre solo di ciò che all'origine può essere assimilato, intrattenibile il rigurgito ancestrale di tutto ciò che infetta.
Ottimo veicolo questo corpo di carne, sangue ed ossa come mezzo di trasporto verso l'eterno.
 
Un sacro grazie a Eta, ben altro che la ragazza dai capelli a mantello e gli abiti sgualciti, per averci messi di fronte alla nostra sacra imperfezione.
 
Nelle mie fibre Eta, David, Axl.
Nel mio cuore Frèderic, Erica, la mamma di Eta, Valeria, i musicisti e il "pubblico" che ha vissuto con/per noi la performance.
Fra le mie braccia Michelle Soledad Gorr e Maria.


Mensa sull'abisso: per fortuna abbiamo trovato termini anche per definire l'indicibile e per fortuna l'indicibile continua a sottrarvisi. 
Ialira Donar

Il capodoglio di Eta (carta da lucido con acqua vinilica e una punta d'acrilico), ormai ultimato - foto di Federico Fronterrè

domenica 22 maggio 2011

LA GABBIA E LA MENSA VISTE DA CATERINA NASINI...

Qui di seguito, immagini che valgono più di cento parole, immagini che, assieme a quanto Eleonora e i suoi amici hanno costruito all'interno dello spazio, testimoniano la magia di certi momenti. Queste foto sono state scattate da Caterina Nasini, alìas Ribbon, che oltre ad aver documentato la residenza creativa ha avuto un ruolo attivo nella realizzazione dei pannelli che decorano la GABBIA e nella performance MENSA SULL'ABISSO. Un grande ringraziamento a lei e a tutti quelli che hanno dato un aiuto fondamentale per la realizzazione di questo evento della Specie di Spazio: Maria Caletti, Andrea Carasi, Anna Cigoli, Alessia Degani, Ialira Donar, Michelle Soledad Gorr, Erica Lanzoni, Federico Mecatti, Valeria Muledda, Andrea Riboni, Eugenio Villani, e naturalmente, ultimi ma non per importanza, il mio amico e collega Federico Fronterrè e ovviamente quella matta di un (anti)artista, Eleonora Eta Liparoti. E' stata una gran bella avventura...

David C. Fragale









 Ricordate che altre foto le trovate sulla nostra pagina flickr e sui blog di Caterina Nasini e di Eleonora Eta Liparoti.

martedì 17 maggio 2011

LA MENSA È FINITA... CHE GUSTO HA L'ABISSO?

"Fino a che punto può spingersi il dolore umano?
Quanto le nostre mascelle potranno indurirsi e le nostre costole contrarsi prima di rompersi, esplodere?
C'è l'imite al dolore umano, sì, perchè c'è un limite alla sopportazione di questo.
Arriva il momento in cui le nostre ginocchia non reggono, cadiamo sfiancati.
Stanchi di quel dolore... d'una pienezza che ci porta al vuoto cosmico.
A quel punto non possiamo far altro che risalire, riemergere dagli abissi, aiutati da, che so, pesci rossi, ancelle, volti amici e altri volti... forse maschere, oppure semplicemente persone... uomini che stanno soltanto attendendo la verità e nel durante, si mascherano un po' per non mostrare gli occhi dell'incertezza.
In ogni modo, arriva qualcuno a prenderti per mano, scioglierti i capelli, slegarti e ad iniziare a mettere e togliere, mettere e togliere.
È vero, forse saremo sempre in una gabbia, sta ad ognuno pensarlo o meno, ma è importante ricordare - osservando attentamente intorno a sè - che, ad ogni fardello aggiunto, uno ne viene tolto.
È inevitabile il fardello, ineluttabile il dolore, ricordalo: tu ferisci e, a tua volta, sei costantemente esposto al danno.
Ricorda anche delle mani e dei capelli che sanno sciogliere le tue mascelle contratte e sciogliere i nodi che legano il fardello alla tua schiena."
Alessia Degani
Alcuni momenti della MENSA SULL'ABISSO immortalati da Ilaria Borraccino.


Parole in libertà sulla Gabbia dove Eta sacrificale si è tinta di nero.
Moderna vestale neogotica, quasi una sorta di profanazione salvifica del sacro sepolcro, Eta è parsa come un Icaro femmineo prigioniera del Suo sogno creativo.
Invano ha tentato di spiccare il volo: piedi saldi al suolo legati dall'ineluttabile laccio, corpo appesantito da un fardello che in pochi hanno eluso.
Perchè ciò che deve accadere accadrà comunque.
Nella scatola luminosa di unaspeciedispazio era bello osservare le ancelle scalze, il rito dei gesti, gli sguardi astanti e silenziosi, i pesci volanti, il musico silente.
Quadro nel quadro, performance nella performance sono stati il pubblico accovacciato a terra, i fotografi a caccia dell'estetico istante, il bimbo curioso che si interrogava
sul perchè il cucciolo di bassotto avesse le unghie chiedendo il permesso di "accarezzargli gli occhi".
Anche gli scettici son tornati a casa con le mani colme di briciole grigie e un ricordo animato fatto di sospiri e colore, di attese e aspirazioni vitali.
Stefania Mattioli

Queste foto delle creature che abitano la Gabbia sono state scattate invece da Giulia Voltini, che quel giorno bazzicava il Vanita's Market; potete trovare qualche notizia di questa promettente fotografa qui.

venerdì 29 aprile 2011

GABBIA residenza creativa di Eleonora Eta Liparoti

Eta studia Media Design e Arti Multimediali: in una parola, si sta concentrando in prima istanza sul video, ma le ribollenti anime di illustratrice, fumettista, scrittrice, fotografa (e altro!) non sono mai sopite, anzi, costantemente alimentate. Uno scatto vale uno schizzo, un fluviale post sul blog personale vale una delle surreali ed esilaranti vignette. Distratta in senso etimologico, Eta è, giorno e notte, strattonata qua e là dai mille interessi, dagli stimoli che raccoglie senza soluzione di continuità, dai progetti nei quali si butta a capofitto, in un’eterna guerra di trincea contro il Tempo, sempre troppo poco per chi tiene viva la fiamma di tante, innumerevoli, aspirazioni.
Carmine Caletti



Ho deciso di creare, quindi, un nuovo rito: un rito per naufraghi. Un rito senza dogmi, un’operazione scientifica senza verità razionaliste – voglio creare un gioco (come diceva Munari, i giochi sono cose serissime).
Pare che abracadabra possa significare io creerò come parlo.
 
Se pronunciamo qualcosa, questa acquisterà un nuovo piano di realtà.
Se attribuiamo un ruolo alle cose, queste lo avranno.
È in questo modo che io vi faccio la mia proposta: giochiamo a fare un rito.
Non posso più credere che abbia senso fare un rito, ma se giochiamo a crederci tutti, ecco che improvvisamente sarà un rito vero.

Eleonora Eta Liparoti

giovedì 28 aprile 2011

LA MENSA SULL'ABISSO SI AVVICINA...


La nostra vita è un lavoro complesso su noi stessi, un percorso costante alla scoperta di noi e del modo migliore per vivere con gli altri. Il mondo che ci circonda è li, fermo, immanente, immobile; non è bello, non è brutto, è semplicemente un punto. Una superficie piana su cui proiettiamo i nostri mostri, gli incubi, le miserie, ma anche la meraviglia, l'oro, la bellezza.
Ho quest'immagine ora: una tela sporca di lacrime. Se questa viene mostrata per la necessità di condividere, senza egoismo ma nella speranza che qualcuno guardandola possa esserne commosso ed alleviare anche un po' del suo dolore, allora questa cosa potrebbe essere chiamata arte.
Nonostante sia difficile da definire, ne sono certa: l'arte è salvezza. 
Le forme, la musica e la bellezza ci salvano dal vuoto quotidiano e dalla sensazione esasperante del "tutto-senza-un-senso".
Attenzione, siamo noi, creature dotate di un'immensa gamma di emozioni, a dare un senso alle cose, non sono queste ad avere un senso intrinseco. Ciò che ha avuto un senso per noi lo può avere anche per altri, tutto dipende dall'onestà con cui offriamo le nostre creazioni.
Ovviamente è semplice scrivere o parlare di qualcosa. Le cose che ho scritto le penso ma quando davvero bisogna buttarsi in un lavoro arrivano mille mostri ad assalirmi. Ma questo è un'altro discorso...



prove di scena prima della residenza creativa...
MENSA SULL’ABISSO di Eta
È dura buttarsi in qualcosa che crea dentro di te il contrasto.
Eta mi ha chiesto di partecipare alla performance perchè aveva bisogno del mio contributo, come degli altri che parteciperanno.
Aveva bisogno che compissi il mio ruolo anche lì, per dare forma a ciò che voleva dire.
Ad Eleonora tiro fuori, le faccio vomitare il marcio che ha dentro per mostrarle quanto, in fondo, può essere semplice l'esistenza, se lo vogliamo... Se troviamo il modo di semplificare il pane.
Provare dolore è inevitabile, ma anche necessario.
Eta vuole mostrare quanto sia inevitabile soffrire e far soffrire, anche se non lo vogliamo; in qualche modo provocheremo dolore a chi ci è vicino, e intorno a lei io e le altre ancelle espliciteremo insieme a lei questo messaggio ma, credo, ognuna in modo diverso.
Io, pur nella consapevolezza di quanto siano inevitabili il dolore e il vuoto umano, so fermamente che la natura muore, uccide e decade per dare spazio a qualcos'altro, per fare vivere e sbocciare, perché da una distruzione può nascere la creazione.
Ovviamente durante la performance non potrò esternare completamente questo messaggio, ma cercherò di vivere il mio ruolo, nella ferma consapevolezza di ciò. 


 Alessia Degani

mercoledì 23 marzo 2011

"È una specie di andare avanti verso la propria origine" [A. Pazienza]

Come racconta David nel post precedente, ormai è già più che avviata la giostra mentale per il prossimo evento della specie di spazio. Stiamo ragionando, ci stiamo attivando.
E dato che questo giro tocca a me, io mi sto buttando a capofitto nella necessaria quanto dolorosa parte creativa in cui capire cosa esattamente vorrò e potrò fare.
No, non era necessario che fosse dolorosa.
Ma sia io che gli altri prediligiamo quando il duende brucia.
Io, personalmente, diffido dall'iniziare progetti in cui non lo avverto.
Quindi eccoci a bruciare.
Per ora è presto per spiegare cosa e come.
Però potrebbe essere interessante concedere un po' del flusso di pensieri che vado fissando sul mio carnet...



A presto, navigatori fissi e occasionali.
Torno nel sottomarino. Che s'è bucato l'ho già visto: assaporo già un retrogusto acido e intenso...

Eta